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 Gita in Barca ad Agrigento Riduci
Gita in Barca alla Scala dei Turchi

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 Benvenuto alla Valle dei Templi di Agrigento Riduci

Valle dei Templi, uno dei Patrimoni più belli e preziosi dell'Umanità

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La Zona Archeologica di Agrigento si trova nella parte meridionale della Sicilia, in sud Italia.

L’UNESCO ha deciso di inserire l’area archeologica di Agrigento nel prestigioso elenco dei siti “Patrimonio Mondiale Dell'Umanità” perché: Agrigento rappresenta, ancora oggi, la cultura greca.
L’UNESCO, arriva a questa decisione nel 1997, considerando che è di particolare rilievo il complesso dei templi dorici presente ad Agrigento ed  è uno dei principali esempi non soltanto dell’arte, ma dell’intera cultura greca.
L'UNESCO ha tenuto in forte considerazione il fatto che Agrigento sia stata una delle più grandi città dell’area del Mediterraneo e che i suoi templi si siano conservati quasi intatti fino ai giorni nostri.

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Storicamente Akragas Agrigentum. Questo il nome dell’Agrigento di epoca greca che si è conservata in ottimo stato fino ai tempi nostri, come dimostra la Valle dei Templi.
I primi ad arrivare da queste parti
furono abitanti della città di Gela, originari delle isole greche di Creta e Rodi (581 a.c.).
Il periodo di massimo splendore di Siracusa coincide con quello della Magna Grecia ed in questo periodo Akragas Agrigentum si ricorda come uno dei centri più attivi che, in Sicilia, pare fosse
seconda solo a Siracusa.
Quanto alla sua bellezza, basta ricordare il poeta greco Pindaro che la definì “la più bella città dei mortali”.

 

Il tempio di Giunone, il Tempio della Concordia, il Tempio di Eracle, il Tempio di Zeus Olimpico, il Tempio di Castore e Polluce, il Tempio di Vulcano, il Tempio di Esculapio.
Sono sette i templi della mitica Valle di Agrigento e tutti in condizioni di conservazione
eccezionali.
A questi va aggiunta la Tomba di Terone, eretta per ricordare i caduti della seconda guerra punica.
Insomma, qui la storia è di casa ed Agrigento, all’interno del bacino del Mediterraneo, ne è stata il fulcro  per parecchi secoli.

 

L’area archeologica di Agrigento, con la sua Valle dei Templi, è la testimonianza più significativa della civiltà greca in Sicilia.
I Templi di quest’area, sorgono tra campagne di mandorli e fiori, quasi a voler essere incorniciati
in uno scenario che li rende immortali.
I Templi di stile dorico sono stati edificati a partire dal quinto secolo avanti Cristo con tufo calcareo trovato in loco. Ad essere meglio conservato (praticamente appare integro) è il Tempio
della Concordia che deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nei pressi del Tempio stesso.
Affascinanti anche i Templi di Eracle (Ercole) che è il più antico e quello di Zeus Olimpico
(Giove) con i suoi telamoni, enormi statue dalle sembianze umane.
Vi sono poi il Tempio di Giunone, di Castore e Polluce, di Vulcano e di Esculapio. Affascinante anche la posizione dei Templi, tutti rivolti verso Est in modo che la statua raffigurante la divinità all’interno del Tempio venisse irradiata dal sole che sorge la mattina.

 

La cattedrale di San Gerlando, in Agrigento, è nota, oltre che per la sua bellezza, anche per un particolare fenomeno detto “portavoce”. La tradizione vuole che dall’abside, la parte terminale della chiesa, complice il silenzio della cattedrale, si riesca a sentire ciò che viene bisbigliato all’ingresso.

 

La Valle dei Templi è aperta dalle 8.30 alle 19.00 tutti i giorni compresi domeniche e festivi.

info@valledeitempli.it

 

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 N e w s Riduci

Rock e Pop, i nuovi treni per i pendolari prodotti in Italia da Hitachi e Alstom
<p>"Seicento nuovi treni regionali e un investimento economico di 6 miliardi di euro sono i numeri importanti per il rilancio del trasporto ferroviario pendolare in tutta Italia": lo ha sottolineato Gianfranco Battisti, Amministratore Delegato di FS Italiane, presentando in stazione centrale a Bologna i nuovi treni per pendolari Rock e Pop prodotti in Italia da Hitachi e Alstom, presentati per la prima volta nello loro composizione completa.</p> <p>Entro cinque anni, verrà&nbsp;cosi'effettuato il rinnovo dell'80% della flotta: una maxi fornitura che, per numero di treni e valore economico, non ha precedenti in Italia, e che mettendo sul piatto più&nbsp;confort, migliori standard e performance - promettono di rivoluzionare la vita di chi utilizza il treno ogni giorno per lavoro, studio, svago o turismo.</p> <p>In Emilia Romagna Rock e Pop saranno sui binari dalla fine di questa primavera. I nuovi treni, ha spiegato l'Ad di Fs Italiane, sono "la priorità&nbsp;del Piano industriale, che presenteremo nelle prossime settimane, anche perché&nbsp;il trasporto regionale vive ancora un deficit qualitativo - ha spiegato - che colmeremo con migliori standard, performance e più&nbsp;comfort anche grazie a nuovi convogli, il servizio di customer care regionale e gli investimenti nella digitalizzazione".</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/23/155541042-cb8d185c-1466-46df-b2ea-4c67059dfd41.jpeg"></p> <p>Rock e Pop, ha detto ancora l'Ad di Fs Italiane, "sono sostenibili, riciclabili e costruiti attorno alle esigenze delle persone che viaggiano e dei ferrovieri che ci lavorano. Inoltre, sono all'avanguardia, di grande eccellenza tecnologica e renderanno l'Italia un punto di riferimento nel trasporto regionale e metropolitano, visto che avremo entro il 2023 la flotta con l'età&nbsp;media più&nbsp;bassa in Europa".</p> <p>Infine Battisti ha voluto ricordare il collega Davide Diversi, scomparso circa un anno fa e Direttore del trasporto regionale dell'Emilia-Romagna, a cui e' dedicato il Rock presentato oggi in stazione. "È&nbsp;anche grazie a lui - ha aggiunto - che oggi questi treni sono realtà&nbsp;e che fra maggio e giugno inizieranno a circolare sui binari dell'Emilia-Romagna".</p> <p>Presenti in stazione, per il lancio dei nuovi treni, Raffaele Donini Assessore ai Trasporti Regione Emilia-Romagna, Gianfranco Battisti Amministratore Delegato di FS Italiane, Orazio Iacono Amministratore Delegato di Trenitalia e Giuseppina Gualtieri Presidente e AD Tper. Insieme a Michele Viale AD Alstom Ferroviaria e Maurizio Manfellotto AD Hitachi Rail Italy, le aziende costruttrici dei convogli in produzione negli stabilimenti italiani.</p>

Stadio della Roma, indagato anche l'ad di Acea Donnarumma
<p>Si allarga l'inchiesta della procura di Roma sullo stadio della Roma.L'amministratore&nbsp;delegato di Acea, Stefano Donnarumma, è stato perquisito e iscritto nel registro degli indagati&nbsp;nell'ambito dell'inchiesta che ha portato nei giorni scorsi all'arresto di Marcello De Vito, ex presidente dell'Assemblea capitolina.</p> <p>L'ipotesi di accusa nei confronti di Donnarumma è di corruzione in relazione a due sponsorizzazioni, da 25 mila euro ciascuno, che Acea fece per i concerti di Natale 2017 e 2018 che si tennero presso l'Auditorium di via della Conciliazione.</p> <p>Gli inquirenti sospettano che dietro questa dazione di denaro ci sia il frutto della corruzione in virtù&nbsp;di un accertato rapporto di conoscenza tra il manager e De Vito ma in realtà&nbsp;Donnarumma - secondo ambienti della difesa - si sarebbe limitato a dare l'ok a una spesa, peraltro irrisoria, che era stata decisa dal presidente dell'Azienda.</p>

Morti due ragazzini precipitati dall'ottavo piano di un palazzo a Bologna
<p><strong><em>Aggiornato alle ore 15,26 del 23 marzo 2018.</em></strong></p> <p>Due ragazzini, di 10 e 14 anni, di origine kenyana, sono morti dopo essere precipitati&nbsp;dall'ottavo piano di un palazzo a Bologna. La tragedia è avvenuta alle 10 di oggi&nbsp;in Via Quirino di Marzio,&nbsp;alla periferia della capoluogo emiliano. Sul posto il 118 e la Polizia con alcune volanti per accertare l'accaduto.&nbsp;</p> <p>I corpi dei due ragazzini sono caduti in un cortile interno del palazzo: a dare l'allarme i vicini, choccati dopo aver visto i copi dei due ragazzini. I soccorritori hanno tentato di rianimarli, ma si è subito capito che non c'erano speranze. Non si conoscono ancora le cause della tragedia: sul posto sono al lavoro numerose volanti della Polizia per ricostruire quanto accaduto.&nbsp;</p> <p>Il padre dei&nbsp;due bambini è&nbsp;stato portato in questura per essere ascoltato. Gli inquirenti stanno cercando in queste ore, anche con le testimonianze dei vicini di casa che hanno dato l'allarme, di ricostruire quanto accaduto. Sul posto anche la scientifica.&nbsp;</p> <p>Dalle prime informazioni raccolte, l'uomo al momento della tragedia sarebbe stato in casa con i bambini, mentre la madre era fuori. In famiglia ci sarebbero anche altri due bambini più&nbsp;piccoli: i bimbi venivano visti dai vicini con la mamma uscire per andare a scuola o all'asilo.</p>

Sono tornate le vipere. Breve guida contro gli attacchi
<p>La primavera è sinonimo di risveglio della natura e con lei riprendono l'attività anche le vipere. A marzo gli esemplari maschi ricominciano a vagare alla ricerca di una compagna: in questo periodo sono meno accorti ed è più facile incontrarli, col rischio di un morso in caso di mossa sbagliata. E con i mesi più caldi potrebbe nuovamente scattare l'allarme vipere. Ma come riconoscerle e cosa fare in caso di morso?</p> <h3>Quattro specie di vipere, unico serpente velenoso in Italia</h3> <p>Le vipere sono gli unici serpenti velenosi esistenti in Italia. Le quattro specie presenti nel Paese sono distribuite in tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna, dove non vi sono serpenti velenosi.&nbsp;&nbsp;Le vipere italiane appartengono alla Famiglia dei Viperidi ed al Genere Vipera, caratteristico dell'Europa, del Nord-Africa, del Medio Oriente.</p> <p><strong>La vipera aspis</strong> è diffusa sulle Alpi e sugli Appennini. Il suo habitat preferito è costituito da luoghi caldi e asciutti, dalla pianura fino ad oltre 2500 metri di quota. Ha un'indole mite e solitamente fugge se molestata.&nbsp;</p> <p><strong>La vipera berus</strong> o marasso palustre, si trova solitamente in montagna, in genere nel Nord Italia, ma la si può trovare anche in acqua. Essendo una specie piuttosto aggressiva se viene provocata attacca facilmente.</p> <p><strong>La vipera ammodytes</strong> o vipera del corno è facilmente riconoscibile per la presenza di un piccolo corno sulla punta del muso. Si concentra soprattutto nel nord-est, Dolomiti incluse. Predilige un habitat costituito da zone aride, pendii e pietraie. È poco aggressiva, ma il suo veleno è il più pericoloso fra le specie presenti in Italia.</p> <p><strong>La vipera ursinii</strong> o vipera dell'Orsini, è per lo più presente nell'Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, in particolare sul Gran Sasso. Di dimensioni piuttosto piccole è la meno pericolosa.</p> <h3>Dove e quando incontrare le vipere</h3> <p>La vipera è un animale schivo, molto legato al territorio. Essendo a sangue freddo è difficile avere un incontro ravvicinato durante le stagioni fredde, periodo in cui osserva una specie di ibernazione, solitaria o in gruppo. Alcune specie, pur non percorrendo lunghe distanze, tendono a migrare a quote più basse durante la stagione invernale.</p> <p>La sua attività vera e propria inizia a marzo, quando i maschi vagano alla ricerca di una compagna. In questo periodo, essi sono meno accorti ed è più facile incontrarli.Passato il periodo degli accoppiamenti, le vipere si spostano poco e cacciano piccoli mammiferi, più raramente piccoli uccelli.</p> <p>Solitamente il territorio in cui le vipere vivono e si riproducono spontaneamente è costituito da erbe alte, prati, zone collinari e boschi fino al limite delle praterie in quota. Tendenzialmente gli escursionisti potrebbero trovarsi di fronte una vipera su pietraie, cumuli di pietre o mucchi d'erba nelle ore mattutine, al sorgere del sole, quando esce per riscaldarsi ai primi raggi.</p> <p>È proprio in quel momento della giornata che la vipera, essendo più lenta nei movimenti, sarà più in pericolo e piuttosto che scappare tenderà a difendersi con il fatidico morso.</p> <p>Un'altra considerazione da fare è che la vipera, come qualsiasi altro essere vivente, necessita di acqua, seppur in minima quantità, quindi solitamente non la troveremo in zone troppo aride. Predilige le aree vicine a ruscelli, pozze d'acqua, incavi della roccia dove si possono accumulare piccole quantità d'acqua con una certa costanza.</p> <p>In Italia in passato l'allarme ha riguardato la zona di Vittorio Veneto, dove questi serpenti si sono spinti sino ai giardini delle scuole, invadendo cortili e orti.</p> <h3>Come riconoscere una vipera?</h3> <p>Trovandosi di fronte un serpente, d'istinto la prima reazione è la paura e la fuga. Poi in caso di incontro ravvicinato col ‘nemico' in genere si tratta davvero di pochi secondi. Tuttavia è importante per la propria incolumità aver presente i segni caratteristici con cui distinguere le vipere da altri serpenti non velenosi, come ad esempio la biscia.&nbsp;</p> <p>La testa della vipera è più schiacciata e vista dall'alto ha una forma quasi triangolare ed è più larga rispetto a quella dei serpenti non velenosi. Ha un colore che va dal grigio al marrone rossiccio. Può avere una lunghezza massima di 80 centimetri ed il suo corpo presenta dei “disegni” a zig-zag. L'occhio della vipera ha una pupilla verticale, come quella dei gatti, mentre quella degli altri serpenti è circolare.</p> <p>Quando invece intravediamo solo la sagoma del corpo mentre si allontana rapidamente, la caratteristica che salta all'occhio è la sua forma. La vipera ha un corpo piuttosto tozzo con coda a punta molto corta. I serpenti non velenosi, al contrario, hanno una forma più allungata ed affusolata. Il diametro del loro corpo dalla testa verso la coda è graduale e ben visibile.</p> <h3>Sintomi in caso di morso</h3> <p>Nel caso capitasse di venire morsi senza essere riusciti a vedere bene come fosse il rettile, se si tratta di una vipera il segno lasciato sulla cute è ben riconoscibile. Sono evidenti due punti rossi più grandi degli altri, distanziati tra di loro di circa un centimetro. Sono i segni dei denti veleniferi presenti nelle vipere. Se nel morso è presente un solo unico punto più grande degli altri si tratta sempre di una vipera che ha perso uno dei suoi due denti veleniferi. Se il morso è invece quello di un serpente non velenoso si vede una fila di piccoli puntini tutti della stessa dimensione.</p> <p>Oltre ai segni lasciati dai denti veleniferi, il morso della vipera provoca arrossamento, gonfiore, formicolio, dolore oltre ad un colore bluastro della cute (cianosi) localizzati nei primissimi minuti successivi nella zona circostante, ma rapidamente si espandono. Nel giro di un'ora sopraggiungono gli altri effetti quali nausea, vomito, a volte con sangue, dolori muscolari, diarrea, collasso cardiocircolatorio e shock con perdita di coscienza.</p> <p>Il morso della vipera è al centro di accesi dibattiti e sul tema circolano anche false informazioni. Secondo alcuni esperti di montagna, nei confronti delle vipere esiste una paura non proporzionale all'effettivo pericolo che rappresentano. Uno degli argomenti centrali riguarda l'incidenza dei casi di morte a causa del suo morso. In base a statistiche condivise dai paesi europei, si registra un decesso in media su un periodo che va da uno a cinque anni. Quindi un dato piuttosto basso rispetto alla totalità delle persone morse.&nbsp;&nbsp;</p> <h3>Primi soccorsi e cura</h3> <p>I primi soccorsi vanno svolti con rapidità e molta attenzione in modo tale che il morso di vipera non si riveli effettivamente mortale. La gravità del morso dipende da diversi fattori: l'età della persona colpita – bambini ed anziani sono i soggetti più vulnerabili –, peso corporeo, condizioni generali di salute, sede e profondità del morso e quantità di veleno iniettato. Mediamente la quantità di veleno iniettato con il morso è inferiore del 50% rispetto alla dose mortale per un uomo adulto e buono stato di salute.&nbsp;</p> <p><strong>Ecco la procedura da seguire e le manovre da non compiere:</strong></p> <p>- L'infortunato deve essere sdraiato e mantenuto tranquillo per evitare che compia qualsiasi movimento, che velocizzerebbe la distribuzione del veleno nell'organismo.</p> <p>- È comunque indispensabile trasportare l'infortunato al pronto soccorso più vicino, avendo cura di muoverlo il meno possibile.</p> <p>- La zona del morso va lavata con acqua e sapone e poi disinfettata con sostanze che non contengano alcool, in quanto l'alcool aumenta la tossicità del veleno.</p> <p>- Se il morso è localizzato nell'arto superiore, vanno sfilati anelli, bracciali e orologi prima della comparsa del gonfiore.</p> <p>- Va applicato un laccio a qualche centimetro a monte della ferita. Non deve essere troppo stretto per fermare la circolazione linfatica – che veicola il veleno – e non quella sanguigna. Quando la parte si sarà gonfiata mettere un secondo laccio più a monte e solo dopo togliere il primo, evitando di far andare in circolo il veleno bloccato prima.</p> <p>- Sulla zona del morso può essere applicato del ghiaccio. Si possono somministrare all'infortunato bevande eccitanti come tè o caffè lungo che contiene più caffeina perché aiutano ad evitare un pericoloso calo pressorio.</p> <p>- Assolutamente non succhiare il sangue dalla ferita con la bocca per evitare che anche il soccorritore assuma a sua volte del veleno attraverso microferite in bocca che spesso non sappiamo nemmeno di avere. Si tratta di rispettare le più banali norme di igiene:&nbsp;&nbsp;il sangue di altra persona direttamente in bocca è grosso veicolo di trasmissione di qualsiasi tipo di malattia, anche se il ferito ne sia portatore sano come ad esempio l'epatite B.</p> <p>- Invece può essere usata una pompetta aspiraveleno in vendita in farmacia. Ne esistono di vari tipi ma in generale ha l'aspetto di una grossa siringa. Se si procede con questo strumento – è un procedimento assolutamente indolore – è opportuno aspirare il prima possibile dalla zona del morso.</p> <p>- Non è consigliabile incidere la cute tra i fori dei denti veleniferi.</p> <p>- Non devono essere somministrate bevande alcooliche, come grappa o birra o vino, in quanto l'alcool è un vasodilatatore che favorisce l'abbassamento della pressione arteriosa.</p> <p>- Sul ricorso al siero antiofidico/antivipera –&nbsp;&nbsp;il Viperfav prodotto dalla Sanofi, mancante per diversi mesi, tornato disponibile nel 2019 – non tutti sono propensi al suo utilizzo. La dose di siero deve essere assolutamente conservata ad una temperatura costantemente bassa - tra i 2° e i 6° Celsius - poiché a temperature più elevate anche di pochi gradi perde la sua efficacia, fino a diventare addirittura potenzialmente tossico. In alcuni casi la sua somministrazione potrebbe provocare una reazione allergica più grave e difficile da gestire rispetto al problema stesso del morso di vipera. Parte dei decessi sono stati determinati proprio da reazioni anafilattiche al siero.</p> <h3>Prevenire il morso della vipera</h3> <p>Il sito per le guide delle Dolomiti è uno dei tanti a fornire una serie di consigli per chi fa escursioni in montagna onde ad evitare di trovarsi in condizioni di aggressione da parte di una vipera:</p> <p>- Indossare calzature alte oppure calzettoni di lana pesante: le vipere più piccole difficilmente riusciranno a mordere efficacemente e comunque il morso non conterrà una dose eccessiva di veleno.</p> <p>- Camminare con passo cadenzato e pesante battendo le erbe e le pietre con un bastone: le vipere hanno un udito poco sviluppato, ma sono invece più sensibili al movimento.</p> <p>- Non raccogliere istintivamente ogni cosa da terra: prima di cogliere qualsiasi cosa, smuovere le erbe e le pietre con un bastone per allontanare ogni possibile minaccia.</p> <p>- Ispezionare attentamente il luogo in cui ci si desidera sedere.</p> <p>- Non appoggiarsi su tronchi ricoperti di foglie, su pagliai e su fascine di legna.</p> <p>- Non mettere le mani sotto rocce, sassi o dentro le fessure del terreno.</p> <p>- Prestare attenzione quando ci si disseta ad una fonte e quando si cammina su una pietraia.</p>

Scuolabus incendiato: per il Gip, Sy ha simulato problemi psichici e resta in carcere
<p>Il gip di Milano, Tommaso&nbsp;Perna, ha convalidato l'arresto di&nbsp;Ousseynou&nbsp;Sy, l'uomo che il 20 marzo scorso ha dirottato un bus con a bordo una scolaresca di Crema e poi gli ha dato fuoco. L'atto di convalida è&nbsp;stato depositato stamattina: il magistrato ha disposto la custodia cautelare nel carcere di San Vittore. Il gip ha confermato le accuse di strage, incendio, sequestro di persona e resistenza con&nbsp;finalità&nbsp;di terrorismo.&nbsp;</p> <p>Durante l'interrogatorio di ieri, Ousseynou Sy, il dirottatore dello scuolabus di Crema "da una parte, ha confermato quanto dichiarato in precedenza", ovvero di avere compiuto il gesto per vendicare i bambini morti nel Mediterraneo. "Dall'altra, non senza una certa abilità, ha tentato di fornire un quadro in qualche misura viziato da una sorta di pregiudizio di natura psichica". Lo scrive nell'udienza di convalida dell'arresto il gip</p> <p>Non sarebbero dunque veritiere secondo il magistrato le affermazioni dell'indagato sulle "voci dei bambini morti" che sentiva e che gli avrebbero ispirato l'azione. La rappresentazione dei fatti fornita ieri a San Vittore durante le dichiarazioni davanti al gip e ai pm Luca Poniz e Alberto Nobili, oltre al suo avvocato Daniele Lacchetta "non può&nbsp;che ritenersi il frutto di una posticcia e maldestra opera di rivisitazione della realtà".</p> <p>Un tentativo "posticcio e maldestro" che peraltro non corrisponde alle dichiarazioni fornite subito dopo l'attentato ai pm: "Ciò&nbsp;al non troppo velato fine di poter contare sui benefici conseguenti ad una eventuale, dichiarazione di incapacità&nbsp;di intendere e di volere" aggiunge il gip. Che sottolinea di ritenere "improbabile" lo sconto di pena per vizio di mente.&nbsp;</p>

Trovate e disinnescate sul bagnasciuga 51 bombe della seconda guerra mondiale 
<p>I palombari della Marina Militare sono intervenuti nelle acque di San Cataldo (Lecce) per neutralizzare 51 ordigni esplosivi risalenti alla seconda guerra mondiale, rinvenuti da un cittadino lungo il bagnasciuga. Dal 13 al 22 marzo, spiega una nota della Marina Militare, i palombari del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare (Comsubin), distaccati presso il Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) di Taranto, hanno condotto una delicata operazione, durante la quale sono stati neutralizzati 51 ordigni esplosivi e 54 munizioni.</p> <p>"L'intervento d'urgenza del Nucleo SDAI - si legge - è&nbsp;stato richiesto dalla Prefettura di Lecce, a seguito del rinvenimento, in pochi centimetri d'acqua, di alcuni manufatti ricoperti da incrostazioni marine la cui forma ricordava quella di una bomba a mano. Le operazioni di bonifica, iniziate con una ricerca subacquea ad ampio spettro nell'area segnalata, hanno permesso di identificare e rimuovere 32 bombe a mano, 6 bombe da fucile, 3 spolette, 10 proiettili di piccolo calibro e 54 munizioni per armi di reparto, tutti risalenti all'ultimo conflitto".</p> <p>Gli ordigni individuati sono stati trasportati in un' area di sicurezza, individuata dalla locale autorità&nbsp;marittima, dove, seguendo procedure tese a preservare l'ecosistema marino, sono stati distrutti. Al termine dell'operazione, il comandante del Nucleo Sdai di Taranto, il capitano di corvetta Mirko Leonzio, ha dichiarato: "Sulla base della richiesta della Prefettura siamo intervenuti a San Cataldo per verificare quanto segnalato da un cittadino circa la presenza di alcuni oggetti riconducibili a residuati bellici. Grazie a questa tempestiva segnalazione abbiamo avuto la possibilità&nbsp;di rimuovere un totale di 105 manufatti esplosivi che da oltre 70 anni giacevano nel bagnasciuga del litorale di San Cataldo. Voglio ricordare a chiunque dovesse imbattersi in oggetti simili che questi manufatti possono essere molto pericolosi e pertanto non devono essere toccati o manomessi in alcun modo, ma ne va denunciato immediatamente il ritrovamento alla locale Capitaneria di Porto o alla piu' vicina stazione dei Carabinieri, così&nbsp;da consentire l'intervento dei Palombari di Comsubin al fine di rispristinare le condizioni di sicurezza del nostro mare".</p>

Scuolabus incendiato: nelle prossime ore la conferma dell'arresto di Sy
<p>È attesa per oggi la convalida dell'arresto di Ousseynou Sy, l'autista che ha dirottato un bus con una scolaresca e poi gli ha dato fuoco mercoledì a San Donato Milanese. Il gip Tommaso Perna, dopo averlo ascoltato venerdì pomeriggio al carcere di San Vittore, deve depositare l'atto entro 48 ore dall'interrogatorio.</p> <p>L'uomo è accusato di strage, sequestro di persona, incendio, e resistenza con l'aggravante terroristica.</p> <h3>“Segni di squilibrio”</h3> <p>“A mio giudizio ha dato seri segni di squilibrio e la maniera che ha avuto il gip di portare avanti l'interrogatorio è stata volta a verificare questo aspetto”, ha detto nel frattempo Davide Lacchini, l'avvocato difensore di Sy.</p> <p>“Sentivo le voci dei bambini in mare che dicevano ‘fai qualcosa di eclatante per noi ma non fare del male a questi bambini'” avrebbe dichiarato da parte sua l'arrestato nel corso della deposizione.</p> <p>Sarebbero queste dunque le “circostanze non fattuali” citate dal legale Davide Lacchini alle quali l'indagato ha fatto riferimento e che suffragherebbero, secondo la difesa, la richiesta di una perizia psichiatrica.</p> <p></p> <p>L'indagato ha mostrato segni di squilibrio come sostiene il suo avvocato? “Non mi è sembrato”. Così ha risposto il gip di Milano, Tommaso Perna uscendo da San Vittore. A chi gli domandava se nel rispondere agli interrogativi del gip sia stato tranquillo, il magistrato ha risposto: “Più o meno”, comunque “ha parlato”.&nbsp;</p>

“Così io, Benito M., ricordo quella fatidica giornata di 100 anni fa”
<p>“La prima adunata dei fasci di combattimento, strombazzata per settimane dal Popolo d'Italia come un appuntamento fatidico, era stata fissata al Teatro dal Verme, capace di 2000 posti. Ma la vasta platea è stata disdetta”.</p> <p>“Tra la grandezza del deserto e la piccola vergogna, abbiamo preferito la seconda. Abbiamo ripiegato su questa sala riunioni del Circolo dei commercianti e degli industriali. È qui che dovrei parlare”.</p> <p>“Tra quattro pareti tappezzate di un triste verde lago, affacciato sul nulla di una grigia piazzetta parrocchiale… piazza del San Sepolcro”.</p> <p><a href="https://www.agi.it/politica/anniversario_fascismo-5162157/news/2019-03-19/">“Cento persone scarse</a>, tutti uomini che non contano niente. Siamo pochi e siamo morti. Aspettano che io parli ma io non ho nulla da dire”.</p> <p>È il 23 marzo del 1919, cent'anni fa, e la voce e le parole sono quelle di Benito Mussolini per come gliele restituisce lo scrittore Antonio Scurati nel suo romanzo storico “<a href="https://www.corriere.it/cultura/18_ottobre_13/m-antonio-scurati-romanzo-che-ritocca-la-storia-1055c170-cf09-11e8-a416-b8065213a278_preview.shtml?reason=unauthenticated&amp;cat=1&amp;cid=kB3ZP8_6&amp;pids=FR&amp;origin=http%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fcultura%2F18_ottobre_13%2Fm-antonio-scurati-romanzo-che-ritocca-la-storia-1055c170-cf09-11e8-a416-b8065213a278.shtml">M, il figlio del secolo</a>” uscito per Bompiani lo scorso settembre e oggi candidato al Premio Strega.</p> <p>È anche l'incipit del libro, in cui l'ardimentoso Mussolini appare come un uomo dubbioso, combattuto sulle scelte da operare.</p> <p>Per prima cosa deve subito ripiegare, e rinunciare all'ampiezza della sala per evitare la brutta figura di una scena con numerose sedie vuote. Non se lo può permettere.</p> <p>Eppure “sarà un un'adunata importantissima” recita il comunicato pubblicato dallo stesso giornale il 2 marzo.</p> <h3>Non un partito, ma un movimento</h3> <p>L'invito viene replicato anche il giorno 9 e questa volta viene anche motivato l'obiettivo, che è chiaro: “Il 23 marzo sarà creato l'antipartito, sorgeranno i fasci di combattimento contro due pericoli: quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra”.</p> <p>Due modi diversi ma al tempo stesso speculari di essere contro l'innovazione e la modernizzazione. Luddisti del presente e del futuro.</p> <p>Tuttavia, l'indomani mattina di quel 23 marzo il quotidiano diretto dallo stesso Mussolini, annuncia che l'iniziativa ha riscosso un enorme successo e che le adesioni ai fasci fioccano e crescono a vista d'occhio.</p> <p>In realtà, come rievocano Indro Montanelli e Mario Cervi ne "L'Italia del Novecento" (Rizzoli) e “come risulta da un rapporto della polizia, i convenuti a quella cerimonia di battesimo (…) non furono più di trecento, anche se poi l'onore di avervi partecipato fu rivendicato da parecchie migliaia di persone che in qualche modo riuscirono a farselo riconoscere”.</p> <p>Un primo vezzo di trasformismo. E poi per tutti i vent'anni successivi tutta l'Italia viene costretta a festeggiare solennemente quella ricorrenza. Insomma, a dirla tutta inizialmente la vicenda dei fasci parte come un mezzo fiasco.</p> <p>I fasci però non sono un partito, bensì il tentativo di dare una spinta ad un “movimento” con una chiara impronta antipartito, anche in polemica con il Partito socialista dal quale Mussolini è stato espulso cinque anni prima.</p> <p>Quindi, nelle intenzioni, quello dei Fasci è per lo più uno “stato d'animo” che si prefigge di rompere gli schemi della politica tradizionale per dar vita ad una organizzazione di “ardimentosi” in grado di compiere la rivoluzione che deve portare alla nascita di una “nuova Italia”, per come la intende quel che sarà il futuro Duce del Paese.</p> <p>Ma l'Italia di quel momento è una nazione appena uscita dalla guerra (novembre 1918), vincitrice ma in ginocchio, provata, con milioni di morti sulla coscienza, tanto che chi porta la divisa in quel momento viene considerato un reietto e un complice dello sfacelo del Paese. Viene evitato se non, addirittura, malmenato.</p> <p>Ciò che acutizza il disagio e l'isolamento degli uomini ritornati dal fronte e che la Sinistra del tempo non sa cogliere. Acuendo la frattura tra i Paese e il suo ceto medio.</p> <p>“Perché dovrei parlare a questi uomini?” dice tra sé il Mussolini cui lo scrittore Scurati restituisce la voce nelle sue pagine “stregate” e ieratiche dal forte fascino narrativo.</p> <p>E lo stesso Mussolini si risponde: “È gente che prende la vita d'assalto come un commando. Ho davanti a me solo la trincea, la schiuma dei giorni, l'area dei combattenti, l'arena dei folli, il solco dei campi arati dai colpi di cannone, i facinorosi, gli spostati, i delinquenti, gli oziosi, i genialoidi, i piccolo borghesi (…), lo so, li vedo qui davanti a me, li conosco a memoria: sono gli uomini della guerra”.</p> <p>In quel frangente Benito Mussolini, che il 23 marzo dà vita ai fasci di combattimento, nucleo originario e fondativo del futuro Partito Nazionale Fascista nel novembre del 21, ha dietro a sé due date uguali e al tempo stesso distanti.</p> <p>La prima è il 24 novembre del '17 - con la più grande disfatta militare di tutti i tempi che è stata Caporetto, “un esercito di un milione di soldati distrutto in una settimana”.</p> <p>La seconda il 24 novembre del '14, il giorno della sua cacciata dal Partito socialista con gli operai di cui fino al giorno prima è stato idolo e faro che si combattono a vicenda pur di prenderlo a cazzotti.</p> <h3>La sindrome del “piccolo borghese imbestialito”</h3> <p>Le elezioni politiche del 16 novembre 1919 sono per il fascismo un vero disastro. “Nella circoscrizione di Milano – ricordano Montanelli e Cervi nel loro libro – su 270 mila voti la lista capeggiata da Mussolini non ne raccolse neanche cinquemila. (…) <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/partito-socialista-italiano_%28Dizionario-di-Storia%29/">I socialisti, che avevano riportato un clamoroso successo</a> assicurandosi ben 156 seggi mentre <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Popolare_Italiano_(1919)">100 erano andati ai popolari di Don Sturzo</a>, celebrarono i funerali di Mussolini portandone in giro la bara”.</p> <p>Così Mussolini per allargare e rafforzare il proprio seguito apre le porte a chi più ne ha più ne metta, cioè “a tutt'altra estrazione sociale e ideologica: studenti, ex-combattenti delle ultime leve desiderosi di perpetuare ‘l'avventura', scampoli della piccola e media borghesia benpensante e conservatrice che invece vedevano nel fascismo la ‘diga' contro la sovversione, e una crescente falange di spostati in cerca di torbido in cui pescare”, si legge ne L'Italia del Novecento.</p> <p>E nel largo quanto vago “movimento” messo su da Mussolini ognuno può starci e interpretarlo come meglio gli può convenire.</p> <p>Mussolini stesso, complice e anche consapevole. Un ricambio di sangue in parte provocato e in parte accettato. Un'impalcatura che poi si fa regime.</p> <p>Agli inizi del '20, Mussolini dice di poter contare su 88 fasci e 20 mila iscritti ai suoi ordini. Una forza per lo più modesta, visto anche il tonfo elettorale dell'anno precedente. I Fasci non sono un partito né sembra desiderino diventarlo.</p> <p>Si chiamano “movimento” dove ognuno si muove a modo suo “sotto la spinta propulsiva di qualche ras locale” e sotto una ferrea direzione e centralizzata popolar-populista molto buona per le adunate.</p> <p>La leadership fiuta l'istinto del “piccolo borghese imbestialito” e ne fa leva contro tutto e tutti, in particolare “contro i socialisti, che di ritorno dalle trincee, lo avevano svillaneggiato e aggredito, ma anche contro i capitalisti ‘pescicani' che avevano lucrato alle sue spalle, la Monarchia, la Chiesa, i partiti, la ‘politica' in generale, insomma quello che oggi si chiama l'establishment”. O, se vogliamo, l'élite.</p> <p>Gli italiani vengono di nuovo chiamati alle urne il 15 maggio 1921. E questa volta Mussolini registra un vistoso successo.</p>

Trenord: arrestato a Linate l'ex ad Biesuz, deve scontare oltre 4 anni 
<p>L'ex ad di&nbsp;Trenord, Giuseppe&nbsp;Biesuz, che doveva scontare una condanna per truffa e bancarotta fraudolenta è stato arrestato a&nbsp;Linate: stava andando a Londra. Secondo la ricostruzione della polizia si è presentato al controllo passaporti dell'aeroporto oggi alle 13.30, intenzionato a prendere un volo per la capitale britannica. Ma i poliziotti hanno interrogato le banche dati e riscontrato che a carico del&nbsp;57enne&nbsp;la corte d'Appello di Milano aveva emesso un'ordine di carcerazione per la pena definitiva di 4 anni, 9 mesi e 9 giorni. I carabinieri di Milano, nucleo investigativo e squadra&nbsp;catturandi, erano già sulle sue tracce da qualche tempo.&nbsp;</p>

Gli adepti italiani di Greta hanno un problema di linea politica
<p>Politica, vera o presunta che sia: è attorno a lei che ruotano le polemiche per quanto accaduto all'interno della versione italiana di <strong>Fridays for Future</strong> (Fff) dopo “l'hackeraggio” della pagina <strong>Facebook</strong> del movimento da parte di un membro del gruppo.</p> <p>Da una parte piovono le accuse di presunti “interessi personali e partitici” di alcuni attivisti; dall'altra il movimento prende con forza le distanze da ogni inciucio e anzi rilancia: a puntare allo <strong>sbarco in politica</strong> sarebbe proprio il responsabile dell'esclusione degli ex compagni.</p> <p>I fatti: su Facebook esistono ancora oggi due pagine che mirano a rappresentare e promuovere in Italia la lotta lanciata in Svezia da Greta Thunberg contro il cambiamento climatico: la prima si chiama <a href="https://www.facebook.com/fridaysforfutureitaly/">Friday for Future – Italy</a>, è nata l'8 gennaio, a oggi conta poco meno di 50 mila like e rimanda al sito <a href="https://www.fridaysforfuture.it/?fbclid=IwAR0MmAoBQDsN0i4wH6UUvV0-Ph_uOGCAjSYOprz4EZbzYpCdehTXRFk6-Dk">fridayforfuture.it</a>.</p> <p>La seconda si chiama <a href="https://www.facebook.com/FridaysItalia/">Fridays For Future Italia</a>, ha 7 mila apprezzamenti ed è stata lanciata la sera del 14 marzo, accompagnata da <a href="https://www.facebook.com/FridaysItalia/photos/a.396163751182851/396163714516188/?type=3&amp;theater">un comunicato</a> in cui si annuncia anche <a href="http://www.fridaysforfutureitalia.it/?fbclid=IwAR3Jhw8rjgth1-vemxtUHRsNFRkQUZXelWNQopwYeh4h9pPQHdfphjIje-o">un nuovo sito</a>.</p> <h3>Il gruppo originario: un paio di ragazzi più gli adulti</h3> <p>Motivo della nascita del nuovo account, si legge nel testo, è “un atto di <strong>hackeraggio</strong>” avvenuto nella pagina originaria (quella con più fan) “nella notte tra l'8 e il 9 marzo” a causa del quale “gli amministratori sono stati estromessi”. Uno dei componenti del gruppo, il 22enne <strong>Luca Polidori</strong> che vive e lavora in Belgio, ha rimosso i suoi compagni privandoli della possibilità di gestire i contenuti postati online. Il profilo internazionale <strong>Fridaysforfuture</strong> (che pur non essendo una pagina verificata è quella che coordina i gruppi internazionali) <a href="https://www.facebook.com/Fridaysforfuture.org/photos/a.395205477693504/409173059630079/?type=3&amp;theater">ha riconosciuto</a> i nuovi canali (quelli con meno fan) come rappresentativi dell'Italia.</p> <p>Torniamo alle prime settimane dell'anno: a lanciare la pagina Fridays for Future – Italy sono una manciata di persone che, sull'esempio di quanto accaduto all'estero, cominciano a scioperare i venerdì e a seguire le pagine online internazionali dedicate al movimento. Polidori si unisce in un secondo momento, a inizio febbraio: vive in <strong>Belgio</strong>, lavora come responsabile della comunicazione di una no-profit, e a dicembre ha seguito la manifestazione di Bruxelles che ha portato in piazza 65 mila persone.</p> <p>Ne viene fuori un gruppo di cinque o sei persone: un paio di ragazzi (Polidori e un altro giovanissimo studente, minorenne) e poi alcuni adulti. Qualcuno di loro è amministratore delle pagine, altri no: semplici editor, come un'altra quindicina di ragazzi che presto si avvicina&nbsp;alla pagina Facebook. Il team, a marzo, conta circa 20 persone.</p> <p>Polidori, che a fine gennaio (prima di entrare nel gruppo) ha fondato in Belgio un'associazione chiamata <strong>Futuro Verde</strong>, spinge affinché la versione italiana del Fff se ne doti: “Senza una struttura decisionale non sei indipendente, senza identità legale nemmeno”, spiega lui oggi. Il suo progetto però non passa: i compagni non vogliono che il movimento subisca la trasformazione in associazione, preferiscono che il movimento rimanga nelle piazze di studenti. A Polidori lasciano però la gestione dell'account Business Manager della pagina Facebook.</p> <h3>“Interessi politici e tessere di partito: ecco perché l'ho fatto”</h3> <p>Nella notte tra l'8 e il 9 marzo accade il fattaccio: il ragazzo dal&nbsp;Belgio rimuove gli amministratori e gli editor e cambia password alla pagina Facebook, di fatto estromettendo i colleghi. Per quale motivo?</p> <p>“Alcune persone interne alle pagine avevano interessi poco chiari - sostiene&nbsp;Polidori parlando all'<em>Agi </em>– Prima del 15 marzo sostenevano che si dovesse promuovere anche la marcia per il clima e contro le grandi opere inutili che si terrà il 23 marzo a Roma. Una manifestazione chiaramente schierata, non indipendente dalla politica com'era lo spirito di Fridays for Future”, commenta lui.</p> <p>Dietro al suo gesto ci sarebbe quindi il timore che il Fff potesse assecondare le posizioni di alcuni schieramenti: “Preso dalla confusione e dall'emergenza”, dice lui, ha così deciso di bloccare tutti i componenti della pagina.</p> <p>Polidori aggiunge che alcuni degli ex colleghi amministratori della pagina “hanno tessere di partiti”, in particolare di “Verdi e Possibile”. Si tratta di <strong>Sarah Marder</strong>, di professione regista e vicina alla Federazione dei Verdi, e di <strong>Sarah Testerini</strong>, architetto, attivista ambientale e <a href="https://liberieugualiroma.wordpress.com/informazioni/candidati-plurinominale-senato/sarah-testerini/">candidata al Senato</a> con LeU alle scorse elezioni politiche a Roma.</p> <p>Entrambe sono tra le prime ad aver portato in Italia l'hashtag di <strong>Greta</strong>. Bloccate e rimosse dalla pagina, come tutti gli altri. Tra loro c'è Tommaso Felici, di Torino, che non ci sta ad ascoltare questa ricostruzione: “Ci sono ragazzi che non hanno mai fatto parte di partiti e non hanno mai postato niente di schierato, eppure sono stati eliminati ugualmente. Perché?”.</p> <h3>La replica: “Mai la politica dentro a Fridays for Future”</h3> <p>L'<em>Agi</em> ha contattato Sarah Marder per avere la sua versione dei fatti: 54 anni, Marder è nata negli Stati Uniti ma vive in Italia dal 1988. Ambientalista fin dall'infanzia, il mestiere di filmmaker l'ha portata spesso a occuparsi di questi temi. “Visto il mio animo attento all'ambiente – racconta&nbsp;- un anno fa ho preso la tessera dei Verdi. Il 14 dicembre ho imbracciato il mio cartello e sono andata in piazza a Milano per rispondere al video-appello di Greta lanciato due giorni prima: #FridaysforFuture non esisteva ancora. Quando è iniziato a nascere un movimento attorno all'hashtag ho dichiarato subito davanti a tutti i membri del <strong>collettivo</strong>, in una chat via Whatsapp e poi nella nostra primissima riunione, il fatto di avere una tessera di partito”.</p> <p>Un meeting via web, s'intende, perché molti dei protagonisti della storia non si sono mai incontrati di persona trovandosi in diversi luoghi d'Italia. “Polidori non c'era, non aveva ancora nemmeno preso parte al collettivo”, chiarisce Marder. La sua presenza nel Fff, garantisce, è del tutto indipendente dal suo credo politico. La tessera? “È coerente con la lotta contro il cambiamento climatico, anche se ho sempre cercato di scindere” movimento e partito.</p> <p>Sulla stessa lunghezza d'onda anche Sarah Testerini: “All'interno del movimento ci sono individui che possono avere appartenenze ad associazioni o partiti – ci racconta - ma il gruppo non ha alcuna <strong>appartenenza</strong> partitica”. Una posizione spiegata chiaramente anche nel <a href="http://www.fridaysforfutureitalia.it/giusto2regole?fbclid=IwAR3Jhw8rjgth1-vemxtUHRsNFRkQUZXelWNQopwYeh4h9pPQHdfphjIje-o">manifesto</a> pubblicato sul nuovo sito in cui si legge che Fff “non porta rivendicazioni specifiche di un partito” al fine di “evitare <strong>strumentalizzazioni</strong>”. “I ragazzi non sono avulsi dalla vita politica italiana, come gruppo però facciamo un'altra cosa: ci occupiamo di chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico”, spiega Testerini.</p> <p>Al coro che smentisce la ricostruzione di Polidori si unisce <strong>Vincenzo Sansonetti</strong>, 67 anni, scrittore, giornalista e uno dei volti del nucleo originario del gruppo. All'<em>Agi</em> dice: “Non ho mai percepito, nella maniera più assoluta, il timore che la politica potesse pesare in qualche maniera all'interno del movimento”. I timori del 22enne in Belgio, insomma, secondo loro sono stati esagerati e il gesto di estromissione grave e ingiustificabile: ha rotto il patto di <strong>fiducia</strong>.</p> <p>Non solo: tra gli esuli del Fff molti ora sono convinti della cattiva fede di Polidori, accusato di aver agito per appropriarsi della pagina da usare poi per fare proseliti verso la sua associazione, dove peraltro chiede 5 euro a testa per tesserarsi.</p> <h3>L'associazione di Polidori e l'Assemblea annunciata dal Fff​</h3> <p>Se Polidori ha fondato l'associazione Futuro Verde, dotata di <a href="https://docs.google.com/document/d/1oG2lGSF9pEQymKz3WAuKAH66M9_C6WqfQBTjBuxmRYQ/edit">uno statuto</a>,&nbsp;cui finora hanno aderito “una quarantina” di persone, il nuovo gruppo italiano riconosciuto all'estero promette un'assemblea nazionale per scegliere i propri coordinatori. La riunione probabilmente si terrà a Roma, ma non il 23 marzo in occasione della marcia contro le grandi opere: nel corteo, garantiscono le persone sentite dall'<em>Agi</em>, Fridays for Future non ci sarà. Non come movimento, almeno, mentre sicuramente “diversi attivisti parteciperanno in forma privata”, specifica <strong>Andrea Torti</strong>, uno dei ragazzi di Milano.</p> <p>D'altronde lo stesso Sansonetti conferma che “ci sono argomenti che possono essere affini ai nostri, come la <strong>Tav</strong>, la <strong>Tap</strong> e le trivelle” pur affermando con forza che come movimento “non abbiamo mai preso posizioni e nemmeno mai affrontato discussioni di questo tipo”.</p> <p>Nei confronti di Polidori, intanto, sarebbe partita una denuncia per <strong>frode informatica </strong>da parte di alcuni membri del vecchio gruppo. E poi le accuse che, quello immischiato nella politica, sia proprio lui: la prova sarebbe un post del 5 febbraio comparso su un gruppo privato (gestito dallo stesso 22enne e ora archiviato) in cui definiva la sua associazione Futuro Verde “un movimento politico di ambientalismo diretto che va oltre la sinistra e la destra”. In realtà la definizione è pressoché identica a quella adottata nel già citato manifesto sul nuovo sito del Fff (“Fridays For Future è un movimento politico ma apartitico”). Insomma, non pare essere una prova schiacciante.</p> <p>Altri ancora sostengono che Polidori sia vicino a<strong> Matteo Salvini</strong>, ipotesi che il diretto interessato nega: “Non c'è alcuna affiliazione a lui né ad altri partiti”, taglia corto Polidori.</p> <p>Basterà essere scesi di nuovo in piazza per dimenticare le polemiche e tornare a parlare soltanto di clima? In fondo l'eredità più importante del 15 marzo è il patrimonio di entusiasmo e le decine di migliaia di giovanissimi, molti dei quali nemmeno hanno raggiunto la maggiore età per votare, determinati a non fermarsi e a chiedere alla politica di agire.</p>

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