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Gita in Barca alla Scala dei Turchi

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 Benvenuto alla Valle dei Templi di Agrigento Riduci

Valle dei Templi, uno dei Patrimoni più belli e preziosi dell'Umanità

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La Zona Archeologica di Agrigento si trova nella parte meridionale della Sicilia, in sud Italia.

L’UNESCO ha deciso di inserire l’area archeologica di Agrigento nel prestigioso elenco dei siti “Patrimonio Mondiale Dell'Umanità” perché: Agrigento rappresenta, ancora oggi, la cultura greca.
L’UNESCO, arriva a questa decisione nel 1997, considerando che è di particolare rilievo il complesso dei templi dorici presente ad Agrigento ed  è uno dei principali esempi non soltanto dell’arte, ma dell’intera cultura greca.
L'UNESCO ha tenuto in forte considerazione il fatto che Agrigento sia stata una delle più grandi città dell’area del Mediterraneo e che i suoi templi si siano conservati quasi intatti fino ai giorni nostri.

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Storicamente Akragas Agrigentum. Questo il nome dell’Agrigento di epoca greca che si è conservata in ottimo stato fino ai tempi nostri, come dimostra la Valle dei Templi.
I primi ad arrivare da queste parti
furono abitanti della città di Gela, originari delle isole greche di Creta e Rodi (581 a.c.).
Il periodo di massimo splendore di Siracusa coincide con quello della Magna Grecia ed in questo periodo Akragas Agrigentum si ricorda come uno dei centri più attivi che, in Sicilia, pare fosse
seconda solo a Siracusa.
Quanto alla sua bellezza, basta ricordare il poeta greco Pindaro che la definì “la più bella città dei mortali”.

 

Il tempio di Giunone, il Tempio della Concordia, il Tempio di Eracle, il Tempio di Zeus Olimpico, il Tempio di Castore e Polluce, il Tempio di Vulcano, il Tempio di Esculapio.
Sono sette i templi della mitica Valle di Agrigento e tutti in condizioni di conservazione
eccezionali.
A questi va aggiunta la Tomba di Terone, eretta per ricordare i caduti della seconda guerra punica.
Insomma, qui la storia è di casa ed Agrigento, all’interno del bacino del Mediterraneo, ne è stata il fulcro  per parecchi secoli.

 

L’area archeologica di Agrigento, con la sua Valle dei Templi, è la testimonianza più significativa della civiltà greca in Sicilia.
I Templi di quest’area, sorgono tra campagne di mandorli e fiori, quasi a voler essere incorniciati
in uno scenario che li rende immortali.
I Templi di stile dorico sono stati edificati a partire dal quinto secolo avanti Cristo con tufo calcareo trovato in loco. Ad essere meglio conservato (praticamente appare integro) è il Tempio
della Concordia che deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nei pressi del Tempio stesso.
Affascinanti anche i Templi di Eracle (Ercole) che è il più antico e quello di Zeus Olimpico
(Giove) con i suoi telamoni, enormi statue dalle sembianze umane.
Vi sono poi il Tempio di Giunone, di Castore e Polluce, di Vulcano e di Esculapio. Affascinante anche la posizione dei Templi, tutti rivolti verso Est in modo che la statua raffigurante la divinità all’interno del Tempio venisse irradiata dal sole che sorge la mattina.

 

La cattedrale di San Gerlando, in Agrigento, è nota, oltre che per la sua bellezza, anche per un particolare fenomeno detto “portavoce”. La tradizione vuole che dall’abside, la parte terminale della chiesa, complice il silenzio della cattedrale, si riesca a sentire ciò che viene bisbigliato all’ingresso.

 

La Valle dei Templi è aperta dalle 8.30 alle 19.00 tutti i giorni compresi domeniche e festivi.

info@valledeitempli.it

 

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 N e w s Riduci

Venticinque anni dopo, due libri raccontano il caso Ilaria Alpi
<p>20 marzo 1994, il più crudele dei giorni. Venticinque anni fa <a href="https://www.agi.it/cronaca/ilaria_alpi_archiviazione-5155489/news/2019-03-18/">Ilaria Alpi</a> e Miran Hrovatin, venivano assassinati a Mogadisco. Assassini che non hanno ancora un nome. Un'esecuzione i cui mandanti pescano ancora nel torbido. C'è chi vuole archiviare, dimenticare, relegare all'oblio una vicenda che non ha trovato, ancora, una verità giudiziaria. Forse non ci sarà mai. Chi sa non parla, chi poteva sapere è stato messo a tacere. Ma c'è chi non vuole dimenticare, che non vuole archiviare, che vuole tenere viva la memoria su uno dei casi più oscuri della storia italiana.&nbsp;</p> <p>Due libri, da oggi in libreria, raccontano questa vicenda oscura a distanza di 25 anni. Il primo, <em><strong>“La strada di Ilaria” </strong></em>(Milieu edizioni) di <strong>Francesco Cavalli</strong> e <strong>Mariangela Gritta Grainer</strong>, racconta i fatti sui quali lavorava la giornalista italiana e le ragioni della sua morte. Un caso scomodo che la giustizia italiana sta cercando di chiudere, benché sia rimasto fino a oggi senza responsabili. Traffici di armi e di rifiuti tossici, corruzioni, misteri nello storico rapporto tra Somalia e Italia, la strada di Ilaria è un romanzo rigoroso nelle informazioni e poetico nelle parole, che riesce a raccontare tante storie, unite tra di loro dal filo sottile, ma vero e indispensabile, della verità e del rispetto della memoria.</p> <p>La seconda parte del libro, “Non Tacere”, è un'inchiesta scritta in forma di orazione civile, ripercorre le tappe del lungo iter giudiziario con cui si è cercato di mascherare quella che è stata una vera e propria esecuzione. Ripercorrendo tutti i tentativi di insabbiamento, le contraddizioni e le connivenze che negli ultimi anni si sono susseguite sul caso Alpi, Mariangela Gritta Grainer smonta puntualmente le ipotesi di tentativo di sequestro o rapina finite male e sostiene, con documenti finora inediti, la tesi dell'esecuzione.</p> <p>Nel secondo libro, <em><strong>“Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, depistaggi e verità nascoste”</strong></em> (Round Robin editrice) gli autori, <strong>Luciano Scalettari</strong> e <strong>Luigi Grimaldi</strong>, ripercorrono la vicenda raccontando alcune delle verità fino ad ora taciute. Archivi finalmente aperti e tracce che conducono ai reali testimoni oculari del duplice omicidio. Perché nessuno volle cercarli per davvero? Un castello di carte messo in piedi per costruire un capro espiatorio e incolpare un uomo innocente finito in carcere per 17 anni. Chi ha voluto mettere a tacere la vicenda e cosa sapeva davvero Ilaria?</p> <p>Una commissione d'inchiesta tagliata su misura e consulenti messi alla porta o finiti sotto indagine perché non controllabili. La Somalia che in quei giorni sembra un avamposto di Gladio, e molti nomi di chi fa affari in Somalia tra rifiuti e armi, che diventeranno noti alle cronache politiche del '94. Non solo un duplice omicidio in un paese in guerra, ma un'esecuzione in piena regola. Solo adesso si sono trovate le tracce per indicare chi sapeva, chi ha visto, chi ha taciuto e ricondurre tutto a chi ha scelto e commissionato la morte dei due reporter.</p> <p>Due libri per non tacere: una scelta etica che si rintraccia sempre nei lavori di Ilaria. Due libri per non dimenticare la strada che Ilaria ha percorso e che da venticinque anni viene percorsa da coloro che si sono caricati l'onere di un'eredità scomoda, di una verità che non si può smettere di cercare. Quel soffio di verità non si è spento con Ilaria, continua a soffiare.</p>

Viaggio nelle città sostenibili. Il futuro di Lodi corre su una ciclabile
<p>Due milioni di euro di investimenti sulle piste ciclabili, l'introduzione della tariffa puntuale per ridurre ancora di più la quantità di rifiuti non differenziati, il consolidamento del rapporto con l'Università e col <strong>Polo Tecnologico Padano</strong> e il supporto di una fitta rete sociale a sostegno delle fragilità.</p> <p>Sono questi i principali strumenti sui quali<strong> Sara Casanova</strong>, che dal 27 giugno del 2017 è sindaco&nbsp;di <strong>Lodi</strong>. “Grazie all'impegno e alla tenacia che caratterizzano gli abitanti del nostro territorio e i suoi amministratori abbiamo fiducia che entro il 2030 potremo a pieno titolo considerarci una città sostenibile” ha affermato con orgoglio la Sindaca dopo aver preso visione dei dati raccolti dai ricercatori della Fondazione Eni Enrico Mattei (<strong>FEEM</strong>) e pubblicati nel rapporto “Per un'Italia sostenibile: l'SDSN Italia SDGs City Index 2018”.</p> <h3>Cosa dice la ricerca Feem</h3> <p>La ricerca ha misurato, per ciascuna delle città capoluogo di provincia italiane, la percentuale di attuazione delle politiche di sostenibilità così come sono state definite dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Si tratta in tutto di un percorso che punta a individuare 16 obiettivi che tengono conto di diversi indicatori economici (reddito, distribuzione, lavoro, infrastrutture, innovazione), ambientali (qualità dell'aria, acqua, rifiuti, energia sostenibile), sociali (partecipazione, cooperazione, assistenza), di salute (aspettativa di vita, obesità) e di istruzione.</p> <p>L'obiettivo è quello di mettere a disposizione di amministratori, cittadini, e comunità, uno strumento che permetta di monitorare il grado di efficacia delle misure adottate e di calibrare così al meglio l'azione amministrativa e di governo delle città. “Ritengo che la fotografia della città di Lodi, scattata dal rapporto della Fondazione Eni Enrico Mattei, sia abbastanza fedele e certamente utile in vista del raggiungimento degli obiettivi dell'<strong>Agenda della sostenibilità 2030</strong>. Questo strumento, offrendo una valutazione quantitativa dei diversi aspetti dello sviluppo sostenibile, dalla lotta alla povertà all'efficienza energetica, può aiutare le Amministrazioni a fissare le priorità della proprie agende e di conseguenza, a intraprendere percorsi per migliorare i servizi ai cittadini” ha spiegato la Sindaca della cittadina lombarda.</p> <h3>La soddisfazione del sindaco</h3> <p>“Mi ritengo a maggior ragione soddisfatta se consideriamo che gli indici di sostenibilità urbana (ambientali, economici, sociali, ecc.) prendono come target di riferimento la media delle prime cinque città italiane. Lodi, che conta un numero di abitanti certamente ridotto rispetto a molti capoluoghi di provincia in Italia con cui è messa a confronto, risulta già in ottima posizione per 13 dei 16 obiettivi fissati dall'Agenda” ha voluto sottolineare Sara Casanova.</p> <p>I numeri, in effetti, danno ragione della sua soddisfazione. Entrando nel merito, i dati mostrano che Lodi è sulla buona strada per almeno 13 dei sedici obiettivi definiti dall'Agenda con percentuali superiori al 50 e, in almeno 2 casi, anche all'80 per cento. Su uno in particolare si focalizza l'attenzione della Sindaca: qquello relativo al contrasto alla povertà. “I servizi sociali del Comune di Lodi - spiega Sara Casanova -&nbsp;hanno in carico circa 800 persone in situazioni di difficoltà economica, <strong>fragilità</strong> e grave emarginazione, dai minori agli anziani, e propongono percorsi di accompagnamento, reinserimento sociale, offrendo anche aiuti economici. Sul territorio è inoltre presente una rete di associazioni estesa che risponde ai bisogni dei malati, degli anziani, dei disabili e delle persone sole che hanno necessità di essere assistite. La generosità dei lodigiani e l'attivismo del volontariato sono da sempre caratteristiche note e apprezzate dei lodigiani”.</p> <h3>Bene l'ambiente</h3> <p>Molto importanti i risultati raggiunti anche sugli indicatori più squisitamente collegati all'ambiente. “La nostra città - prosegue la Sindaca - si distingue anche sotto il profilo della sensibilità ambientale, lo dimostra, ad esempio, l'attenzione riservata al tema dei rifiuti. A livello provinciale la media della produzione pro capite è una delle più basse in <strong>Lombardia</strong> e la percentuale di differenziazione si attesta al 73,5 per cento. Vorremmo ridurre ulteriormente la quota di rifiuti indifferenziati che per il Comune rappresenta anche il costo più consistente. A tate scopo, stiamo programmando una sperimentazione della tariffa puntuale (il cittadino paga in base a quanto produce) che avvieremo entro il 2019”.</p> <p>Come tutte le altre città della Pianura Padana, Lodi è una città storicamente amante della <strong>bicicletta</strong>. “Credo sia importante ricordare - dice Casanova - gli ingenti investimenti previsti dal Comune per ampliare la rete ciclabile cittadina - stiamo parlando di oltre 2 milioni di euro”. Apprezzabile poi , anche il risultato raggiunto nel campo dell'istruzione. “Sono buoni anche gli indici relativi al livello di alfabetizzazione e di istruzione sia per i ragazzi sia per le ragazze. Il tasso di abbandono scolastico è minimo e anche nei casi più critici esiste sempre la chance della scuola di seconda opportunità.</p> <p>Da ottobre 2018 la facoltà di Medicina veterinaria dell'Università degli Studi di Milano si è interamente trasferita a Lodi, completando il Polo dell'università e della ricerca di Lodi dove ha sede anche il Parco tecnologico padano”. Infine, tra gli obiettivi che sono stati già ampiamente raggiunti quello sull'uguaglianza di genere. “Si lavora con risultati apprezzabili nel campo delle pari opportunità, grazie ai servizi offerti dal Centro donna del Comune e dal <strong>Centro </strong><strong>antiviolenz</strong>a “La metà di niente” che ha in carico circa 180 casi. Lodi è inoltre Comune capofila di una rete territoriale antiviolenza. Sono infine attivi diversi progetti finalizzati alla sensibilizzazione sulla parità di genere nelle scuole primarie e secondarie” racconta Sara Casanova.</p> <h3>Su cosa bisogna lavorare</h3> <p>Rimangono ancora dei punti sui quali occorre lavorare di più. Il Rapporto della Fondazione presenta infine tre soli indici ancora insoddisfacenti, quelli relativi al trasporto pubblico, alla riduzione delle emissioni di CO2 e all'accesso al cibo. “Siamo consapevoli - ha chiarito la Sindaca - di poter migliorare il servizio di trasporto pubblico. Le competenze legate all'organizzazione del servizio sono transitate dal Comune all'Agenzia TPL di bacino, ente sovracomunale che ha già previsto cambiamenti significativi, ad esempio l'aumento del chilometraggio dei percorsi e l'estensione delle fasce orarie”.</p> <p>“Per ridurre le emissioni di CO2, il Comune ha sottoscritto un Piano di azione per l'<strong>energia sostenibile</strong>. Alla scadenza del programma nel 2020 saremo in grado di valutare se le azioni messe in campo siano state efficaci e cosa invece occorrerà migliorare” spiega.</p> <p>Infine, ultima nota critica quella che riguarda il tema dell'<strong>accesso al cibo</strong>, e in particolare alla percentuale di popolazione obesa rilevata sul territorio, “assicuro - ha concluso la Sindaca di Lodi - che il Comune è attivo nel contrastare la patologia dell'obesità, soprattutto applicando un rigoroso controllo sull'osservanza delle indicazioni di Ats (Agenzia di tutela della salute) nelle mense delle scuole, perché siano rispettati i corretti valori nutrizionali e l'equilibrato apporto dei pasti del menù che viene validato da Ats e dalla dietista in collaborazione con assessorato all'Istruzione”.</p>

Incendia scuolabus: pm, concreta ipotesi della finalità terrorismo
<p>&nbsp;"È concretamente ipotizzabile l'aggravante della finalità&nbsp;di terrorismo". Lo riferisce all'AGI il pm di Milano Alberto Nobili in relazione alla posizione del 47enne di origini senegalesi con cittadinanza italiana che ha dato fuoco al bus che stava guidando con 51 studenti di scuola media a bordo.</p>

Uccidere un'amica e poi andare a ballare. Storia di Nicoletta e Margareta
<p>Erano amiche. Si conoscevano da sempre. Condividevano lo stesso destino: essere state adottate&nbsp;da due famiglie della stessa città. Loro, Margareta e Nicoletta, erano inseparabili. Nonostante la differenza d'età: 29 anni la prima, 25 anni la seconda. A Marsala si erano costruite una vita lontano dalle origini in Romania, segnate dall'abbandono, dalla lontananza di genitori che le amassero.</p> <p>Erano amiche, erano inseparabili,&nbsp;eppure Margareta ha pianificato con cura la morte di Nicoletta e ha spinto il suo amante, un insegnante di ballo 34enne, a farsi boia.&nbsp;</p> <p>Condotta in una trappola in un luogo isolato, di notte;&nbsp;accoltellata a morte e poi bruciata. Così&nbsp;è&nbsp;stata uccisa<strong> Nicoletta Indelicato</strong>, che era&nbsp;scomparsa nella notte tra sabato e domenica e il cui cadavere è stato trovato&nbsp;dai carabinieri nelle campagne di Marsala.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/142748797-d36afa9f-b43e-411b-8168-9f6a4469aa3a.jpg"></p> <p>I due fermati, <strong>Margareta Buffa </strong>e <strong>Carmelo Bonetta</strong>,&nbsp;adesso sono in carcere, rispettivamente al Pagliarelli di Palermo e al San Giuliano di Trapani, raggiunti da un fermo di indiziato di delitto per omicidio e soppressione di cadavere.</p> <p>I due assassini erano legati da un rapporto sentimentale:&nbsp;lei frequentava alcune serate danzanti e Bonetta era il suo&nbsp;<strong>maestro di ballo</strong>. E' stato stato lui a confessare l'omicidio e a indicare il luogo del delitto. Lì&nbsp;i militari dell'Arma hanno trovato i resti&nbsp;della ragazza, data&nbsp;alle fiamme dopo essere stata&nbsp;uccisa con sei coltellate.</p> <p>Da subito i militari dell'Arma, coordinati&nbsp;dalla procura della <strong>Repubblica di Marsala</strong>, avevano scavato nel passato della vittima, analizzando le frequentazioni e soprattutto ricostruendo i movimenti antecedenti alla scomparsa. Grazie alle immagini di<strong> videosorveglianza</strong> di un noto locale marsalese, Nicoletta Indelicato è&nbsp;stata notata nelle prime ore di domenica 17 in compagnia di Margareta&nbsp;Buffa. Da quel momento i carabinieri hanno iniziato a concentrare le proprie indagini proprio su lei e il fidanzato.</p> <p>I due sono stati ascoltati più&nbsp;volte, fornendo dichiarazioni contrastanti con gli elementi acquisiti dai carabinieri nel corso delle indagini. Alla fine, è&nbsp;stato proprio Bonetta, di fronte alle contestazioni mosse dal pubblico ministero e dai militari dell'Arma, a confessare il delitto. Da lì&nbsp;il ritrovamento del cadavere nella campagna marsalese, in contrada <strong>Sant'Onofrio</strong>, non molto distante dall'ospedale "Paolo Borsellino".</p> <p>La ricostruzione dei fatti mostra con quanta freddezza sia stato pianificato ed eseguito il delitto. Uscite dal locale <strong>domenica</strong> notte, Margareta e Nicoletta sono salite in auto per andare in campagna. Per tutto il tragitto fino al luogo isolato, Bonetta&nbsp;è rimasto nascosto nel&nbsp;portabagagli.&nbsp;Una volta raggiunto il luogo che i due presunti assassini avevano scelto per il delitto, le due ragazze sono scese dalla vettura e hanno iniziato a passeggiare. Senza farsi notare, Bonetta&nbsp;è uscito dal portabagagli, ha raggiunto le ragazze e&nbsp;con un coltello ha colpito più volte al collo Nicoletta.&nbsp;Poi è tornato in auto, ha preso una tanica di benzina che ha rovesciato sul cadavere e ha appiccato le fiamme.</p> <p>Mentre il corpo di Nicoletta ancora&nbsp;bruciava, Margareta e Bonetta sono andati&nbsp;a ballare a&nbsp;<strong>Castelvetrano</strong>. Giusy, la donna che organizza serata di ballo caraibico nel locale,&nbsp;ha raccontato di averli visti&nbsp;tra le due e le tre di notte. "Sono&nbsp;venuti a salutarmi e poi hanno continuato a ballare".</p> <p>Ma perché Nicoletta è stata uccisa? "Pregresse discussioni tra i tre giovani" dicono i carabinieri. Per futili motivi.</p>

"Lo faccio per i migranti, basta morti nel Mediterraneo". E dà fuoco allo scuolabus
<p>Al momento dell'incendio avrebbe gridato: "Lo faccio per i migranti, basta morti nel Mediterraneo", l'uomo&nbsp;che questa mattina poco prima di mezzogiorno ha dato fuoco ad uno scuolabus dove fino a pochi minuti prima viaggiavano 51 ragazzi di una scuola media. &nbsp;Ousseynou&nbsp;Sy, 47 anni, da almeno 15 anni autista della società&nbsp;Autoguidovie, era partito con il veicolo e gli studenti a bordo da Crema e aveva il compito di portare i ragazzi a scuola ma ha dirottato il mezzo e si è&nbsp;diretto verso Milano. Presenti &nbsp;a bordo del bus anche due adulti accompagnatori. Quindi ha preso un coltello e ha urlato: "Da qui non esce vivo nessuno".&nbsp;</p> <p>È stato&nbsp;proprio un accompagnatore a chiamare la centrale operativa dei carabinieri che hanno attivato le compagnie di Lodi, Crema e Milano.&nbsp;Quando si trovava all'altezza di San Donato, Sy si&nbsp;è&nbsp;stato fermato. I militari avevano formato un posto di blocco, che lui ha speronato. Ha quindi zigzagato in mezzo al traffico trascinando per circa 80 metri la macchina dei carabinieri. Sul posto sono arrivati subito il prefetto di Milano Renato Saccone e il comandante provinciale dei carabinieri Luca De&nbsp;Marchis.</p> <p>Quando l'autobus è finito sul guardrail l'uomo ha quindi arrestato la sua corsa e cosparso il mezzo con liquido infiammabile. I carabinieri sono però&nbsp;riusciti a mettere in salvo i ragazzini, che sono stati fatti scendere. Nel frattempo il veicolo è&nbsp;stato avvolto dalle fiamme: sono intervenute sul posto diverse squadre dei vigili del fuoco che hanno spento l'incendio. Adesso dello scuolabus non resta che lo scheletro annerito.&nbsp;</p> <p>Nessun ferito tra i bambini, anche se lo shock è stato forte. Secondo quanto riporta l'Areu, 23 ragazzini sono stati visitati e concentrati in una palestra dell'istituto dell'istituto Margherita Hack di San Donato, in attesa dei genitori e con supporto psicologico; 12 sono stati portati in ospedale più&nbsp;due adulti, di cui uno in codice giallo ricoverato alla De Marchi, gli altri in codice verde.</p> <p>L'uomo è&nbsp;stato arrestato e portato dai carabinieri a San Donato, e al momento non ha ancora spiegato le motivazioni del gesto. Quindi&nbsp;è&nbsp;stato portato in ospedale al San Paolo. La ricostruzione della dinamica dei fatti è&nbsp;al vaglio degli investigatori che stanno osservando le immagini delle telecamere di sorveglianza poste nella zona dove è&nbsp;passato.</p> <p>Stando alla ricostruzione fornita fino ad ora, il 47enne senegalese (ma cittadino italiano da 17 anni), dal 2004 lavorava come autista della società&nbsp;Autoguidovie. Ha precedenti per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale con rapporto non consumato.&nbsp;Ora è indagato per strage e sequestro di persona aggravato dalla minore età delle persone coinvolte.</p>

Migranti: indagato il comandante della Mare Jonio
<p>E' stato iscritto sul registro degli indagati il comandante&nbsp;della nave Mare&nbsp;Jonio della Ong Mediterranea, posta sotto sequestro a Lampedusa&nbsp;dopo lo sbarco dei 49 migranti, a conclusione di un braccio di ferro durato 13&nbsp;ore. Il procuratore di&nbsp;Agrigento, Salvatore Vella, e il pubblico ministero Cecilia Baravelli&nbsp;hanno deciso di indagare Pietro Marrone dopo essere arrivati a Lampedusa per coordinare personalmente le indagini ed eseguire gli interrogatori dei componenti dell'equipaggio. Il fascicolo - aperto inizialmente contro ignoti - ipotizza il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.</p>

John Lennon e Yoko Ono sposi, 50 anni fa il matrimonio che segnò una generazione
<p>Il 20 marzo del 1969 sulla Rocca di Gibilterra, John Lennon e Yoko Ono diventano marito e moglie. I due si erano cominciati&nbsp;a frequentare un anno prima ma la conoscenza risale al 1966, quando di passaggio da Londra John capitò&nbsp;per caso all'anteprima di una performance di Yoko all'Indica Gallery. Lui restò&nbsp;non solo affascinato ma anche parecchio divertito da quella donna con quei progetti artistici così all'avanguardia, così volutamente radical chic (e chic è una parola che le calza a pennello essendo lei figlia maggiore di Eisuke Gue Ono, futuro governatore della banca centrale nipponica).</p> <p>Quella mostra prevede che ogni visitatore possa piantare un chiodo su un muro, John vuole essere il primo ma Yoko si oppone, poi con la mediazione del gallerista lei accetta, al prezzo di cinque scellini, lui le risponde che le darà cinque scellini immaginari se gli permetterà di piantare un chiodo immaginario. Nasce così una delle più impetuose storie d'amore della storia dello showbiz.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/130458574-d147ed38-c4bf-47d6-a6d1-d980a2d4fb69.jpg"></p> <p>Nella primavera del '68 lei rimane incinta, ma non è la prima volta, aveva già avuto una figlia nel 1963 dal jazzista Anthony Cox, Kyoko, che non vedrà dal 1971, anno in cui venne rapita dallo stesso padre, fino al 1998, quando le due si incontreranno di nuovo. Ma quella gravidanza con John non andrà a buon fine, così come le successive due del '69 e del '70, i più maliziosi pensano a causa dell'abuso di droghe da parte della coppia, che dovrà aspettare il 9 ottobre del 1975, proprio il giorno in cui John compie 35 anni, per vedere nascere Sean Tarō Lennon Ono.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/125953059-8be23cda-6e08-47fe-9422-1d2dc23c3918.jpg"></p> <p>Sono in molti, praticamente tutti, a pensare che quel matrimonio e quella dipendenza quasi ossessiva che Lennon aveva sviluppato nei confronti della compagna, furono la causa scatenante del divorzio tra i quattro Beatles. Se è la verità difficile a dirsi, certo è che l'influenza di Yoko su John era candidamente ammessa dallo stesso cantante. “Il nostro rapporto è davvero di professore e allievo. Sono io che ho la notorietà, ma è lei che mi ha insegnato tutto”.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/123624820-9f0ace8a-986d-4865-8669-de6aac8c4723.jpg"></p> <p>Il rapporto tra John e Yoko, celebrato anche dal Beatle in diverse canzoni, una su tutte l'indimenticabile “The Ballad of John e Yoko”, non si sa fino a che punto abbia davvero deteriorato i rapporti all'interno della band, ma anche se vagamente malato, certamente tossico, fu amore vero, su questo non c'è dubbio. E questo amore, se da un lato contribuì al disgregamento di una delle più iconiche e fondamentali realtà della storia della musica, dall'altro cercò in tutti i modi di diffondere la pace, di innescare un attivismo che i due rappresenteranno, insieme, per sempre.</p> <p>A chi,&nbsp;quando si parla di pace nel mondo, non viene immediatamente in mente il Bed-In di John e Yoko durante il loro viaggio di nozze? Quando sapendo che quell'evento avrebbe creato interesse mediatico intorno alle loro figure decisero di sfruttare la situazione per mettere su, ma sarebbe meglio dire giù trattandosi di un letto, una protesta non violenta contro la guerra in Vietnam, rimanendo due settimane nel letto della loro camera all'Hotel Hilton di Amsterdam, mentre la stampa di tutto il mondo lo presidiava convinta che prima o poi avrebbero anche fatto sesso in pubblico.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/121924400-67d24a1c-78d4-4ffd-bff4-fb7d0f2b8825.jpg"></p> <p>Invece no, John e Yoko, lì, in pigiama, volevano semplicemente parlare di pace, rispetto ad una guerra che stava sterminando giovani dall'altra parte del mondo. L'attenzione suscitata dalla loro protesta li spinge ad organizzare un altro Bed-In, stavolta a New York, ma John non può rientrare nel paese dopo quella denuncia per possesso di marijuana del 1968, così decidono di rinchiudersi in una camera alle Hawaai, ma il clima troppo afoso li convince a spostarsi più a Nord, a Montreal, dove rimangono sette giorni nella stanza numero 1742 del Queen Elizabeth Hotel.</p> <p>Lì, costantemente filmati dalla Canadian Broadcasting Corporation, ovvero la tv di stato canadese, ospitarono alcuni dei principali intellettuali dell'epoca, come Timothy Leary, Murray the K, Tommy Smothers, Allen Ginsberg, Dick Gregory e Al Capp; e tutti parteciparono alla registrazione del brano “Give Peace a Chance”, lì, dentro la camera d'albergo trasformata in studio di registrazione. Il testo nacque dopo una risposta di John alla comprensibile curiosità di un cronista che gli chiese semplicemente cosa pensavano di ottenere standosene a letto, e lui rispose “All we are saying is give peace a chance” ovvero “tutto quello che stiamo dicendo è: date una possibilità alla pace”.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/122358469-488fb32f-a80b-4d58-9e7c-f4018b9375f9.jpg"></p> <p>E nel dicembre del 1969 decisero di diffondere il loro messaggio con cartelloni pubblicitari sparsi in tutto il mondo, che dicevano “WAR IS OVER! If You Want It - Happy Christmas From John and Yoko”, “la guerra è finita se lo volete”. Se si pensa ai movimenti pacifisti, molti dei quali (anche quelli non troppo pacifisti) sponsorizzati di tasca loro da John e Yoko, è facile trovare chi si è impegnato e magari ha anche dato la vita per la pace nel mondo, è molto più complesso trovare qualcuno che più di John e Yoko abbia messo in evidenza la sciocchezza logica della guerra, dell'uomo che uccide un altro uomo.</p> <p>Sean Lennon, anche lui divenuto poi musicista, nacque nel 1971 e John decise di allontanarsi da tutto e tutti per fare semplicemente il padre, così finì per allontanare anche Yoko, che non tornerà da lui se non nel 1975, mettendosi al suo fianco nella scrittura di nuova musica. E quando tutto sembrava riprendere per John, dopo anni di disavventure, tradimenti, alcolismo e depressione, arrivò invece la fine, freddato sulla porta di casa l'8 dicembre del 1980 da Mark David Chapman, che dirà poi “Anch'io volevo condurre una crociata contro l'ipocrisia del mondo degli adulti. Lennon era una truffa, tutto era finto in lui”, che non rappresenta niente se non il rovescio della medaglia inaspettato per l'attivismo di John.</p> <p>Molti anni dopo, nel 2005, Rolling Stone esce con una copertina commemorativa, una foto scattata il giorno prima che sparassero a Lennon da Annie Leibovitz; in questa foto sono entrambi distesi a letto, John nudo che, avvinghiato a Yoko invece vestita, ad occhi chiusi, la bacia. Una delle tante immagini che faranno la storia, talmente iconiche che andranno poi ad oscurare tutto ciò che ne seguirà sulla figura di Yoko, la sua altalenante carriera di musicista e artista, i sospetti su quanto abbia sfruttato o meno vita e morte del marito, le sue controversie con Paul McCartney sulla paternità di certi testi della band… Insomma, niente che non fosse evidentemente pronta ad affrontare col suo carattere estremamente deciso.</p> <p><img alt="" src="https://images.agi.it/pictures/agi/agi/2019/03/20/122831435-88cf22e6-22d3-415c-b243-ba15dc34500d.jpg"></p> <p>La verità forse è che l'amore tra John e Yoko, anche se non perfetto, come tutti i veri amori, ha rappresentato per un lungo periodo storico la voce, i desideri e i sogni di un'intera generazione di ragazzi, tutti in pigiama, infilati con loro in quel lettone dell'Hilton di Amsterdam, tutti a gridare di quella pace che ancora oggi risulta concetto sempre più esotico, utopistico ma, soprattutto, purtroppo, lontano. &nbsp;</p> <p>&nbsp;</p>

Arrestato per corruzione il presidente del Consiglio comunale di Roma De Vito (M5s)
<p><strong><em>Aggiornato alle ore 13.46 del 20 marzo 2019.</em></strong></p> <p>Il presidente dell'assemblea comunale capitolina, Marcello De Vito (M5s), e altre tre persone sono state arrestate questa mattina dai carabinieri del comando provinciale nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma.</p> <p>De Vito, che è&nbsp;destinatario di un' ordinanza di custodia cautelare in carcere anche se al momento si trova nella sua abitazione dove è&nbsp;in corso una perquisizione, è&nbsp;accusato di corruzione per aver preso utilità&nbsp;dell'imprenditore Luca Parnasi promettendo in cambio di favorire il progetto per la costruzione dell'impianto sportivo nell'area di Tor di Valle.</p> <p>Oltre ai provvedimenti restrittivi (due in carcere e due ai domiciliari), i carabinieri stanno eseguendo anche una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività&nbsp;imprenditoriale nei confronti di due imprenditori. Tra i reati ipotizzati dalla procura c'è&nbsp;anche quello di traffico di influenze illecite nell'ambito delle procedure connesse alla costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e alla riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense.</p> <p>L'indagine ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l'intermediazione di un avvocato ed un uomo d'affari, che fungono da raccordo con il Presidente dell'Assemblea comunale capitolina al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.&nbsp;</p> <h3>Le intercettazioni che il giudice ha definito 'Illuminanti'</h3> <p>Marcello De Vito avrebbe voluto incassare subito la quota di denaro a lui spettante e proveniente dalle erogazioni del gruppo Toti e dall'immobiliarista Statuto. Soldi che finivano alla società Mdl, il cui titolare di fatto era l'avvocato Camillo Mezzacapo.</p> <p>In una intercettazione telefonica, riportata nell'ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli,&nbsp;l'esponente grillino, presidente dell'Assemblea capitolina dice "va beh, ma distribuiamoceli questi", e Mezzacapo, convincendolo ad aspettare fino al termine del suo mandato elettorale, replica: "ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... a fine man... quando tu finisci il mandato, io ci... se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente e allora però questo lo devi fa' quando hai finito quella cosa" (<a href="https://www.agi.it/cronaca/arresto_de_vito_intercettazioni-5173981/news/2019-03-20/">continua a leggere</a>).</p> <p>&nbsp;</p> <h3>Chi è De Vito</h3> <p>Quarantacinque anni, avvocato, Marcello De Vito è&nbsp;stato il primo candidato sindaco del M5s in Campidoglio. Nel 2013 sfidò&nbsp;Ignazio Marino, Gianni Alemanno e Alfio Marchini piazzandosi terzo con il 12,4% dei voti. Dopo due anni e mezzo alla guida dell'opposizione contro la giunta di centrosinistra, alla caduta di Marino si è&nbsp;ricandidato alle primarie del Movimento venendo però&nbsp;sconfitto da Virginia Raggi, poi divenuta sindaca.</p> <p>Alle elezioni comunali del 2016 De Vito fu soprannominato "Mr. preferenze" del Movimento, con oltre 6.500 voti a suo favore, successo personale che lo ha spinto alla presidenza dell'Assemblea Capitolina.</p> <p>Da sempre vicino all'ala più&nbsp;ortodossa dei 5 Stelle, quella che nel Lazio vede tra i suoi riferimenti la capogruppo in Consiglio regionale Roberta Lombardi, De Vito non ha mancato di esprimere le sue perplessità&nbsp;su alcune scelte della sindaca in questi quasi tre anni di governo pentasellato in Campidoglio. Sui social rivendica da anni come primo post fisso del suo profilo il "taglio agli sprechi" delle spese dell'Aula.</p> <h3>Di Maio: "Un insulto a tutti noi"</h3> <p>"Quanto emerge in queste ore oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del Movimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto". È quanto scrive su <a href="https://www.agi.it/politica/arresto_de_vito_di_maio-5170805/news/2019-03-20/">Facebook Luigi Di Maio</a>, capo politico del Movimento 5 stelle.&nbsp;<br> <br> "Non è una questione di garantismo o giustizialismo, è una questione di responsabilità politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto del Movimento, è inaccettabile".<br> <br> "De Vito - sottolinea Di Maio - non lo caccio io, lo caccia la nostra anima, lo cacciano i nostri principi morali, i nostri anticorpi. Ciò che ha sempre distinto il Movimento dagli altri partiti è la reazione di fronte a casi del genere. De Vito potrà e dovrà infatti difendersi in ogni sede, nelle forme previste dalla legge, ma lo farà lontano dal Movimento 5 Stelle".</p> <h3>Raggi: "A Roma non c'è spazio per la corruzione"</h3> <p>"Nessuno sconto. A Roma non c'è spazio per la corruzione. Chi ha sbagliato non avrà alcuno sconto da parte di questa amministrazione. La notizia dell'arresto di Marcello De Vito è gravissima: ho piena fiducia nella magistratura e nel lavoro dei giudici". Lo <a href="https://www.agi.it/cronaca/arresto_de_vito_raggi-5171409/news/2019-03-20/">scrive il sindaco di Roma, Virginia Raggi</a>, su Facebook.&nbsp;</p> <p>Raggi aggiunge che "una cosa è certa: nessuna indulgenza per chi sbaglia. Ho dichiarato guerra alla corruzione e respinto i tentativi di chi vuole fermare l'azione di pulizia che portiamo avanti. Qui non c'è spazio per ambiguità. Non c'è spazio per chi immagina di poter tornare al passato e contaminare il nostro lavoro". Infine, "avanti fino in fondo, senza se e senza ma, per la legalità".</p> <h3>Fico: "Davvero terribile"</h3> <p>Il presidente della Camera <a href="https://www.agi.it/politica/arresto_de_vito_fico-5171533/news/2019-03-20/">Roberto Fico definisce "davvero terribile"</a> l'arresto del presidente del Consiglio comunale in Campidoglio Marcello De Vito (M5s) nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma.<br> <br> "La corruzione è la cosa più deprecabile che un politico possa fare", ha detto a margine di un convegno a Montecitorio su Ilaria Alpi. La corruzione "va condannata al cento per cento", ma l'importante "e' che la magistratura, come sta facendo, possa fare il proprio lavoro, e andare avanti nelle indagini. Bisogna avere piena fiducia nella magistratura".</p> <p>&nbsp;</p>

Ecco le conversazioni tra De Vito (M5s) e Mezzacapo che il gip ha definito "illuminanti"
<p>Marcello De Vito avrebbe voluto incassare subito la quota di denaro a lui spettante e proveniente dalle erogazioni del gruppo Toti e dall'immobiliarista Statuto. Soldi che finivano alla società Mdl, il cui titolare di fatto era l'avvocato Camillo Mezzacapo.</p> <p>In una intercettazione telefonica, riportata nell'ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli, <a href="https://www.agi.it/cronaca/arrestato_de_vito_m5s_stadio_roma-5170091/news/2019-03-20/">l'esponente grillino</a>, presidente dell'Assemblea capitolina dice "va beh, ma distribuiamoceli questi", e Mezzacapo, convincendolo ad aspettare fino al termine del suo mandato elettorale, replica: "ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... a fine man... quando tu finisci il mandato, io ci... se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente e allora però questo lo devi fa' quando hai finito quella cosa".</p> <p>Per il gip, questa conversazione è "illuminante" perché chiarisce "in modo inequivocabile il <a href="https://www.agi.it/cronaca/arrestato_de_vito_m5s_stadio_roma-5170091/news/2019-03-20/">patto scellerato che lega De Vito a Mezzacapo</a>, dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella società Mdl, formalmente riconducibili solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale che appare, peraltro, impaziente di entrarne in possesso". Un 'format riuscito' fino ad oggi, spiega il giudice, "grazie alla 'congiunzione astrale' e alla spregiudicatezza di chi ritiene, solo perché dotato di astratte credenziali sociali e/o professionali, di potersi muovere liberamente e impunemente in ambiti criminali".&nbsp;</p>

Tenta di dare fuoco allo scuolabus, fermato un autista nel milanese 
<p><strong><em>Aggiornamento delle 13.30: l'uomo ha la cittadinanza italiana e non senegalese come scritto in una prima versione dell'articolo</em></strong></p> <p>E' di origini senegalesi ma di cittadinanza italiana&nbsp;l'uomo che questa mattina poco prima di mezzogiorno ha dato fuoco a un bus che trasportava una scolaresca. L'autore del fatto è&nbsp;proprio l'autista. L'episodio è&nbsp;&nbsp;avvenuto nel comune di Pantigliate. L'indagine è affidata ai carabinieri di San Donato che lo hanno fermato poco dopo: al momento non è&nbsp;chiara la dinamica, né&nbsp;se l'uomo abbia bloccato e fatto scendere i ragazzi dal mezzo per poi dare fuoco al veicolo o anche a se stesso.&nbsp;</p>

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