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Gita in Barca alla Scala dei Turchi

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Valle dei Templi, uno dei Patrimoni più belli e preziosi dell'Umanità

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La Zona Archeologica di Agrigento si trova nella parte meridionale della Sicilia, in sud Italia.

L’UNESCO ha deciso di inserire l’area archeologica di Agrigento nel prestigioso elenco dei siti “Patrimonio Mondiale Dell'Umanità” perché: Agrigento rappresenta, ancora oggi, la cultura greca.
L’UNESCO, arriva a questa decisione nel 1997, considerando che è di particolare rilievo il complesso dei templi dorici presente ad Agrigento ed  è uno dei principali esempi non soltanto dell’arte, ma dell’intera cultura greca.
L'UNESCO ha tenuto in forte considerazione il fatto che Agrigento sia stata una delle più grandi città dell’area del Mediterraneo e che i suoi templi si siano conservati quasi intatti fino ai giorni nostri.

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Storicamente Akragas Agrigentum. Questo il nome dell’Agrigento di epoca greca che si è conservata in ottimo stato fino ai tempi nostri, come dimostra la Valle dei Templi.
I primi ad arrivare da queste parti
furono abitanti della città di Gela, originari delle isole greche di Creta e Rodi (581 a.c.).
Il periodo di massimo splendore di Siracusa coincide con quello della Magna Grecia ed in questo periodo Akragas Agrigentum si ricorda come uno dei centri più attivi che, in Sicilia, pare fosse
seconda solo a Siracusa.
Quanto alla sua bellezza, basta ricordare il poeta greco Pindaro che la definì “la più bella città dei mortali”.

 

Il tempio di Giunone, il Tempio della Concordia, il Tempio di Eracle, il Tempio di Zeus Olimpico, il Tempio di Castore e Polluce, il Tempio di Vulcano, il Tempio di Esculapio.
Sono sette i templi della mitica Valle di Agrigento e tutti in condizioni di conservazione
eccezionali.
A questi va aggiunta la Tomba di Terone, eretta per ricordare i caduti della seconda guerra punica.
Insomma, qui la storia è di casa ed Agrigento, all’interno del bacino del Mediterraneo, ne è stata il fulcro  per parecchi secoli.

 

L’area archeologica di Agrigento, con la sua Valle dei Templi, è la testimonianza più significativa della civiltà greca in Sicilia.
I Templi di quest’area, sorgono tra campagne di mandorli e fiori, quasi a voler essere incorniciati
in uno scenario che li rende immortali.
I Templi di stile dorico sono stati edificati a partire dal quinto secolo avanti Cristo con tufo calcareo trovato in loco. Ad essere meglio conservato (praticamente appare integro) è il Tempio
della Concordia che deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nei pressi del Tempio stesso.
Affascinanti anche i Templi di Eracle (Ercole) che è il più antico e quello di Zeus Olimpico
(Giove) con i suoi telamoni, enormi statue dalle sembianze umane.
Vi sono poi il Tempio di Giunone, di Castore e Polluce, di Vulcano e di Esculapio. Affascinante anche la posizione dei Templi, tutti rivolti verso Est in modo che la statua raffigurante la divinità all’interno del Tempio venisse irradiata dal sole che sorge la mattina.

 

La cattedrale di San Gerlando, in Agrigento, è nota, oltre che per la sua bellezza, anche per un particolare fenomeno detto “portavoce”. La tradizione vuole che dall’abside, la parte terminale della chiesa, complice il silenzio della cattedrale, si riesca a sentire ciò che viene bisbigliato all’ingresso.

 

La Valle dei Templi è aperta dalle 8.30 alle 19.00 tutti i giorni compresi domeniche e festivi.

info@valledeitempli.it

 

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Uomo ucciso a colpi di pistola nel Torinese
<p>Un uomo è&nbsp;stato ucciso a colpi di pistola a Pinasca, nel Torinese. Il corpo della vittima, di cui ancora non si conoscono le generalità, è&nbsp;stato ritrovato poco dopo le 18.15 dai carabinieri di Pinerolo, che indagano sull'accaduto.</p>

E' sotto tutela il giornalista che ha svelato i traffici di Bija
<p><strong>Nello Scavo</strong>, giornalista di 'Avvenire' e' da oggi sotto tutela della Polizia. Secondo quanto apprende l'AGI, il cronista questa mattina ha ricevuto&nbsp;dalla Polizia di Stato di Como comunicazione del provvedimento di tutela.</p> <p>Nei giorni scorsi era stato il viceministro dell'Interno, <strong>Vito Crimi</strong>, a commentare che "le minacce, neanche tanto velate, di <strong>Bija</strong> sia contro<strong> Nancy Porsia</strong> che contro Nello Scavo per l'inchiesta che sta conducendo per 'Avvenire' sono intollerabili. Invece di rispondere nel merito accusa il governo Italiano di affermare il falso e oltremodo attacca chi cerca di fare luce sulla sua visita in Italia anche se indicato come trafficante di esseri umani".</p> <p>Scavo, sulle pagine del quotidiano della Cei diretto da Marco Tarquinio, ha condotto un'inchiesta che ha svelato la presenza di <a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/dalla-libia-al-mineo-negoziato-boss-libico">Abd al-Rahman al-Milad</a>, meglio conosciuto come Bija, un trafficante di essere umani all'incontro di Mineo nel 2007 tra le autorità&nbsp;italiane e le autorità&nbsp;libiche per arrivare ad un accordo e bloccare così&nbsp;le partenze di profughi da quel Paese verso il nostro.&nbsp;</p> <p></p>

Un bambino è caduto nella tromba delle scale della scuola a Milano
<p>Un bambino di 6&nbsp;anni è&nbsp;caduto dalla tromba delle scale a scuola questa mattina alle 9.45 a Milano. L'istituto scolastico 'Pirelli' di via Goffredo da Bussero, nella parte nord della&nbsp;città. Le sue condizioni sono gravi. Il bambino è&nbsp;stato soccorso in <strong>codice rosso</strong> dal 118 e portato al <strong>Niguarda</strong>.</p> <p>La Procura di Milano indaga per lesioni colpose: il pm di turno<strong>, Stefano Ciardi</strong>, sta svolgendo accertamenti sui presidi di sicurezza nella scuola. Il piccolo ha riportato un gravissimo trauma cranico e si trova&nbsp;in prognosi riservata. Secondo i medici presenta gravi lesioni al capo e agli organi interni.</p> <p>Il piccolo,&nbsp;alunno della prima C, è&nbsp;andato in bagno, poco dopo si è&nbsp;avvicinato al parapetto delle scale, e - per cause ancora da accertare - è&nbsp;precipitato nel vuoto da un'altezza di circa 11 metri, sul pavimento del seminterrato.</p> <p>Soccorso da sanitari del 118, chiamati immediatamente dal personale della scuola, è stato&nbsp;trasportato in<strong> codice rosso</strong> all'ospedale Niguarda. Contemporaneamente sono arrivati anche i carabinieri della stazione di Greco, il nucleo operativo, del Radiomobile e della pattuglia mobile di zona della Compagnia Porta Monforte. Sul posto sono quindi giunti anche tecnici dell'Ats di Milano e del dipartimento sulla sicurezza negli ambienti di lavoro. Da quanto si apprende non c'era nell'istituto un impianto di videosorveglianza che potesse riprendere il momento della caduta.</p>

Italia spaccata in due nella capacità di resistere alle catastrofi
<p>L'Italia è frammentata e divisa in tema di&nbsp;capacità di gestire e arginare le calamità naturali. A scattare questa&nbsp;fotografia è stato un gruppo di ricerca del <a href="https://www.cmcc.it/article/the-map-of-resilient-italy?fbclid=IwAR2TclbTUvWair10J8ywXs-dn6NgkeUCukG9NmEb8fN2uRlsLuwWuj9rY0o">Centro euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici</a> (CMCC), dopo aver elaborato un nuovo <strong>indice di resilienza ai disastri</strong>. Lo studio, dal titolo&nbsp;“Constructing&nbsp;a&nbsp;comprehensive&nbsp;disaster&nbsp;resilience&nbsp;index: The case of Italy” ,&nbsp;ha analizzato&nbsp;8092 comuni italiani, misurando la loro capacità di resistenza alle catastrofi.&nbsp;</p> <p>&nbsp;“La nostra ricerca si sviluppa nell'ottica di fornire un quadro conoscitivo più completo e dettagliato della capacità di rispondere alle calamità su base geografica, in Italia. Sta poi alle istituzioni muoversi nella direzione giusta, collaborando a diversi livelli e coinvolgendo i portatori di interesse”, ha sottolineato all'Agi <strong>Mattia Amadio</strong>, uno dei quattro autori dello studio, attualmente ricercatore al CMCC e dottore di ricerca in Science and Management of Climate Change all'Università Ca' Foscari.</p> <p>Negli ultimi anni, i rischi legati alle calamità naturali sono aumentati a causa di diversi fattori, tra cui l'urbanizzazione non pianificata, la crescita demografica, il degrado degli ecosistemi e dei servizi ad essi connessi e, non ultimo, il cambiamento climatico. “L'Italia – si legge nel report - è altamente esposta ai rischi naturali: capire come la resilienza è distribuita sul territorio italiano è cruciale al fine di assegnare risorse adeguate per far fronte alle calamità”.</p> <p><strong>Quali sono gli strumenti per gestirle e limitarne i danni? </strong></p> <p>"Come racconta chiaramente la storia delle catastrofi italiane, il nostro è un paese soggetto principalmente a calamità di tipo idrogeologico (alluvioni fluviali, inondazioni costiere, flash-floods, frane e smottamenti) e geologico (terremoti, eruzioni vulcaniche). L'Italia è il primo beneficiario del Fondo Europeo di Solidarietà, che aiuta gli stati colpiti da emergenze a far fronte ai danni da calamità naturali".</p> <p><strong>Questo significa che le catastrofi naturali si presentano più frequentemente nel nostro Paese?</strong></p> <p>"Non necessariamente, piuttosto indica una scarsa capacità di anticipare e prevenire il disastro, e di far fronte ad esso. Le ragioni di ciò sono molteplici, e come indica il quadro Sendai, il primo passo per far fronte ai disastri è capirli: solo conoscendo gli elementi in gioco si può pensare di preparare una risposta adeguata".</p> <p><strong>Cos'è il Quadro Sendai?</strong></p> <p>"Il Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030 (<a href="https://www.unisdr.org/we/coordinate/sendai-framework">Sendai Framework</a>) è il primo importante accordo dell'agenda di sviluppo post 2015. È stato approvato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite in seguito alla terza conferenza mondiale sulla riduzione dei rischi di catastrofi (WCDRR 2015) tenutasi a Sendai (Giappone) nel 2015. Il piano contiene sette obiettivi e quattro priorità d'azione".</p> <p><strong>Quale è il suo fine?</strong></p> <p>"È un accordo volontario e non vincolante di 15 anni in cui si riconosce che lo Stato ha il ruolo principale di ridurre il rischio di catastrofi, ma anche che la responsabilità dovrebbe essere condivisa con altre parti interessate, compresi il governo locale, il settore privato e altre parti interessate. Il suo obiettivo è 'la sostanziale riduzione del rischio di catastrofi e delle perdite di vite umane, mezzi di sussistenza e salute e delle risorse economiche, fisiche, sociali, culturali e ambientali di persone, imprese, comunità e paesi'".</p> <p><strong>Lo studio analizza il tema della resilienza alle catastrofi della nostra Penisola. Ma che cosa si intende per “resilienza”? </strong></p> <p>"Con resilienza si intende la capacità di far fronte alla calamità, e di ritornare allo stato “normale” precedente ad essa. Nella nostra ricerca, la resilienza è stimata come somma di due componenti principali: la capacità di risposta alla calamità a breve termine <em>(coping capacity</em>) e la capacità di adattamento ad essa sul lungo termine (<em>adaptive </em><em>capac</em>ity)".</p> <p><strong>Quali sono gli indici di cui vi siete serviti per condurre lo studio e trattare i dati ottenuti? </strong></p> <p>"Non esiste un metodo condiviso da tutti per misurare la resilienza. Oltre alle questioni teoriche, principalmente legate alla scelta degli indicatori, ci sono anche questioni metodologiche, ovvero come questi indicatori vengano combinati assieme per fornire un'unica misura. Metodi diversi possono portare a risultati finali anche assai diversi. La nostra ricerca è innovativa perché supera questi problemi esaminando diverse opzioni nella composizione dell'indice e fornendo infine una rappresentazione geografica unica a scala municipale, in modo tale che i responsabili amministrativi a tutti i livelli possano utilizzarla".</p> <p><strong>Come avete ideato l'indice di resilienza alle catastrofi?</strong></p> <p>"L'abbiamo costruito tenendo conto di diversi elementi, tra cui accesso ai servizi, capacità economica, qualità delle istituzioni, condizioni abitative e densità di popolazione, coesione sociale, istruzione, ma anche stato ambientale e protezione degli ecosistemi. Abbiamo confrontato questo risultato con l'indice di vulnerabilità sociale precedentemente prodotto da ISTAT, e fornito una misura delle differenze tra le due rappresentazioni. Esse concordano nella maggior parte dei comuni, ma alcune aree mostrano differenze degne di nota".</p> <p><strong>Per esempio?</strong></p> <p>"Sia l'indice di vulnerabilità sociale che l'indice di resilienza ai disastri evidenziano il divario Nord-Sud, dovuto principalmente a differenze economiche, istituzionali e di istruzione, ma si può notare una certa variabilità anche all'interno delle stesse regioni. I due indici mostrano invece discrepanze marcate localizzate principalmente in Lombardia, Trentino, Sardegna, Basilicata e Puglia.</p> <p>Bassi punteggi di resilienza alle catastrofi sono localizzati in zone montane o di collina e sono in larga parte dovuti alle difficoltà di accessibilità ai servizi di risposta alle emergenze (ospedali e vigili del fuoco). Spesso in studi simili vediamo utilizzato il GDP come principale indicatore legato alla resilienza. Noi, invece, volevamo porre l'accento sul fatto che i fattori geografici possono influenzare la resilienza, così come la influenzano la capacità economica dei comuni, la coesione sociale e la solidità istituzionale. Se non si considerano tutti gli aspetti di un fenomeno, si rischia di trarre conclusioni sbagliate. Per questo è necessario confrontare modelli basati su approcci diversi (<em>sensitivity analysis</em>). Ciò aiuta a valutare la robustezza dell'informazione fornita al decisore".</p>

Come aprono i quotidiani in edicola
<p>5Stelle e Italia viva di Renzi si preparano a una battaglia di emendamenti in Parlamento per cambiare la legge di Bilancio. Tra grillini e Conte adesso è scontro aperto, su più fronti. Ma anche tra le truppe di Renzi il premier non gode di un elevato gradimento e popolarità. Ma l'ordine in questa momento è di non attaccarlo frontalmente. Tregua armata in un quadro politico in movimento, perché sembra profilarsi all'orizzonte un asse Renzi-Di Maio. E la manovra potrebbe essere il banco di prova e il terreno sul quale far valer e le proprie reciproche posizioni. A partire dal “caso contanti”, Quota 100 e sugar tax. Intanto sul fronte turco, Erdogan sembra aver accettato sembra aver accettato le pressioni Usa per una tregua per il cessate ilo fuoco entro 5 giorni.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>CORRIERE DELLA SERA</strong></p> <p>Emendamenti: la manovra è sotto assedio</p> <p>Renziani e M5S vogliono cambiarla in Aula. Scontro su contanti, quota 100 e sugar tax</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>LA REPUBBLICA</strong></p> <p>120 ore per non morire</p> <p>Trump e Erdogan uniti per imporre la resa ai curdi: tregua per consegnare le armi e andare via, poi i turchi avanzeranno</p> <p>I leader del Rojava replicano all'ultimatum: pronti a rispettare il cessate il fuoco, ma non abbandoneremo il nostro popolo</p> <p>La denuncia: “Attaccano con napalm e bombe al fosforo”. Ankara: non è vero</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>LA STAMPA</strong></p> <p>Erdogan cede agli Usa: è tregua</p> <p>Intesa con Pence e Pompeo: 5 giorni di “cessate il fuoco”. I curdi andranno a 20 chilometri dal confine</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL SOLE 24 ORE</strong></p> <p>ArcelorMittal, cade lo scudo dell'immunità Blitz del M5S</p> <p>Il caso Taranto. Accordo nella maggioranza: la norma sarà stralciata dal decreto salva-imprese</p> <p>No comment dell'azienda L'allarme dei sindacati: alibi ad Arcelor per andar via</p> <p>Su Whirlpool governo studia una sorta di golden power per fermare la cessione</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL MESSAGGERO</strong></p> <p>"Tagli Irpef dalla lotta all'evasione"</p> <p>Manovra, Conte avvisa Di Maio: "Non ci sarà un altro Cdm". Barricate di M5S e renziani</p> <p>Scontro su contante, partite Iva e carcere agli evasori. “Tasse green”, risolta delle imprese</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>LIBERO QUOTIDIANO</strong></p> <p>L'Italia si ribella&nbsp;</p> <p>In piazza contro gli aguzzini Domani tutto il centrodestra sfilerà per dire no a una manovra che mette tanti piccoli balzelli e toglie le detrazioni a chi denuncia quel che guadagna. Salvini, Berlusconi e Meloni insieme</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL FATTO QUOTIDIANO</strong></p> <p>Ecco chi ci ruba 170 miliardi di euro all'anno</p> <p>211 di economia “nera”, 60 di tangenti, 110 di evasione (84 Irpef da imprese e autonomi, Ires, Iva, Irap, 6 Irpef da lavoro dipendente)</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL FOGLIO</strong></p> <p>Boris trova l'accordo con l'Ue sulla Brexit. Ora fuori la lavagna: si va ai Comuni</p> <p>Compromessi e flessibilità: così il pragmatismo ha vinto nel negoziato tra Londra e Bruxelles.</p> <p>I dettagli e i calcoli I voti di 19 laburisti</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO</strong></p> <p>Manovra, ultimi fuochi</p> <p>Conte stoppa Di Maio E Londra e Bruxelles s'accordano su Brexit</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL GAZZETTINO</strong></p> <p>"Io e la mafia: vergogna e paura"</p> <p>Parla uno degli imprenditori veneti vittime delle cosche: "Omertà? No, ero terrorizzato"</p> <p>"Non volevo apparire come quello che non paga, che non ce l'ha fatta. Ed ero minacciato"</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>LA NAZIONE</strong></p> <p>Partite Iva, rivolta nella maggioranza</p> <p>Di Maio e centrodestra contro la manovra: "Autonomi e giovani nella morsa del fisco". Cuneo, chi ci guadagna</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL MATTINO</strong></p> <p>Quota 100 svuota i Comuni, i vigili spostati negli uffici</p> <p>Amministrazioni in tilt per la fuga dei dipendenti. Napoli, anagrafe in ginocchio</p> <p>Manovra, tagli Irpef dalla lotta all'evasione. Conte a Di Maio: non a un altro Cdm</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL SECOLO XIX</strong></p> <p>"La nuova Banca Carige non lascerà la Borsa e punterà sul territorio"</p> <p>Prima intervista con i tre commissari dopo il via al piano di salvataggio "Basta gigantismo, guardiamo a piccole e medie imprese e famiglie"</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>IL TEMPO</strong></p> <p>La fregatura dell'accordo di Malta</p> <p>Migranti. La strombazzatissima intesa con la Ue sulla redistribuzione è un danno per l'Italia</p> <p>Se in vigore, costretti a prenderne il doppio di quelli arrivati. Suicidio per far dispetto a Salvini</p> <p>&nbsp;</p>

"Mifsud non ha mai insegnato alla Link University", dice il presidente Scotti
<p>“L'ultima volta che l'ho visto era qui al bar interno che dava un'intervista. Ho aspettato un po' che finisse, poi sono andato nel mio ufficio. Da allora è scomparso senza un saluto. Più che a noi, di Mifsud dovreste chiedere in Gran Bretagna”.</p> <p>In un'intervista a <strong>La Stampa</strong> di Torino, il presidente della Link Campus University <strong>Enzo Scotti</strong>, ex ministro Dc, parla così di Joseph Mifsud, il professore maltese &nbsp;accusato dai circoli vicini a Trump di essere stato l'agente provocatore che da Roma, proprio grazie alla Link Campus, ha dato il via a una complessa macchinazione contro l'allora candidato repubblicano.</p> <p>Scotti, che dice di aver conosciuto Mifsud “attorno al 2000”, quando il professore maltese era il direttore degli Affari internazionali dell'università di Malta, successivamente il capo di gabinetto del ministro degli Esteri di Malta, poi rettore del Consorzio universitario di Agrigento, infine professore ordinario all'università inglese di Stirling, in Scozia.</p> <p>“Ma da noi – precisa Scotti – non ha mai insegnato, non è stato un nostro professore”. Per poi aggiungere: “Me ne avevano parlato benissimo sia alla London School of Ecomics, sia alla Queen Mary. Università prestigiose. Nel 2016 – seguita Scotti – in quanto ‘full professor' della Stirling, lo abbiamo invitato a tenere un corso da noi. Il poverino non ha fatto nemmeno una lezione, però, perché poi è scoppiato lo scandalo ed è sparito”.</p> <p>Il grande accusatore di Mifsud, <strong>George Papadopoulos</strong>, ricorda ora Scotti, fu ospite alla Link Campus “per un seminario di un giorno nel marzo 2016” con l London Center of International Law Practice, un accreditato centro srtudi. “Era nello staff”, dichiara Scotti, “e Mifsud era il suo capo, in quanto Direttore dell'International Strategic Development e membro del cda”.</p> <p>Al quotidiano che ricorda al Presidente della Link University che proprio Papadopoulos racconta di aver trovato Scotti nel bel mezzo di un meeting con agenti dei nostri servizi e strana gente libica, l'interessato risponde: “Tutto da ridere”. E precisa: “A parte che questo genere di cose qui alla Link Campus non si fanno, perché noi studiamo l'intelligence ma non formiamo gli operativi, ma vi pare verosimile che io apro la porta e faccio entrare uno sconosciuto londinese mentre organizzo trame internazionali?” Insomma, Papadopoulos mentirebbe.</p>

C'è un fermo per la morte dell'ultrà Belardinelli
<p>C'è&nbsp;un fermo per la morte di Daniele Belardinelli, l'ultrà del Varese investito il 26 dicembre nei pressi di San Siro. Si tratta di un italiano ritenuto responsabile dell'omicidio volontario. Il fermato è&nbsp;Fabio Manduca, 39 anni, originario di Napoli.&nbsp;Da tempo le ricerche della Digos milanese si&nbsp;concentravano&nbsp;nell'area campana, soprattutto a partire dalle auto che erano state individuate osservando le immagini delle telecamere di sorveglianza di via Novara, dove era accaduto l'episodio.</p> <p>Gli agenti della Digos di Milano, coadiuvati dagli agenti della Digos di Napoli, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, hanno condotto le indagini che hanno portato al provvedimento restrittivo. Ulteriori dettagli verranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra' alle ore 11 presso la sala Scrofani della Questura di Milano.</p>

Presto potremmo non credere più a ciò che vediamo in video
<p>C'è il caso dell'amministratore delegato di una società britannica che ordina di eseguire immediatamente un <strong>bonifico</strong> a sei zeri verso una società ungherese, <a href="https://www.agi.it/cronaca/deep_fake_truffa_voce-6123501/news/2019-09-02/">senza spiegare perché</a>. Oppure c'è <strong>Mark Zuckerberg</strong> che dice con voce tranquilla che con i suoi <a href="https://www.agi.it/economia/zuckerberg_facebook_deep_fake-5647497/news/2019-06-12/">social network</a> ha il controllo totale delle nostre vite. E poi c'è <strong>Matteo Renzi</strong>, che in un ‘fuorionda' fa pernacchie e gestacci al capo dello Stato.</p> <p>Questi casi hanno almeno tre cose in comune: la prima è che sono situazioni inverosimili e&nbsp;la seconda è che qualcuno ha creduto fossero situazioni reali, facendosi molto male almeno nel primo dei casi elencati; la terza è che sono <em>deepfake</em>, <a href="https://www.agi.it/innovazione/video_manipolati_porno_fake-4046126/news/2018-06-20/">video e audio creati con strumenti di intelligenza artificiale</a> per far dire o fare a persone cose che quelle persone non hanno mai detto o fatto.</p> <p>Come tutto ciò che è ‘fake', falsificato, il&nbsp;deepfake ha avuto una buona eco sulla stampa mondiale. La paura è che, come accaduto con le fake news, presto i video falsificati possano diventare strumento di propaganda&nbsp;e diffamazione nei confronti di avversari politici. Un <a href="https://deeptracelabs.com/resources/">report</a> di Deeptrace, società fondata ad Amsterdam da&nbsp;<strong>Giorgio Patrini</strong>, spiega che in realtà dei circa 15 mila video falsi che si possono trovare oggi in Internet, il 96% è porno. Circolano su siti specifici, con un audience piuttosto corposa: 134 milioni di visualizzazioni, hanno calcolato, e una&nbsp;curiosità: tutti i&nbsp;deep fake pornografici hanno come oggetto donne, rivela il report.</p> <blockquote> <p>Questa sera a <a href="https://twitter.com/hashtag/Striscia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Striscia</a> un fuorionda esclusivo!<br> È lui o non è lui? Certo che non è lui &gt;&gt; <a href="https://t.co/EHD0R8lVeG">https://t.co/EHD0R8lVeG</a> <a href="https://t.co/oR0AwYNlSi">pic.twitter.com/oR0AwYNlSi</a></p> — Striscia la notizia (@Striscia) <a href="https://twitter.com/Striscia/status/1176191956558462976?ref_src=twsrc%5Etfw">September 23, 2019</a> </blockquote> <h3>Il deepfake in politica</h3> <p>Video falsi di politici e candidati? Pochi, nell'ordine delle centinaia. Sono quelli che abbiamo visto più spesso, da <strong>Obama</strong> a<strong> Nancy Pelosi</strong>, da Trump a Renzi,&nbsp;ma non è un fenomeno così diffuso. Per ora. “Tutto potrebbe cambiare nel 2020 con le presidenziali americane. È lì che ci si aspetta l'esplosione del deep fake in politica”, spiega Patrini all'Agi.</p> <p>In questi anni con Deeptrace hanno elaborato algoritmi in grado di individuare un video falso: modifiche dell'immagine, della voce, dei contenuti. &nbsp;“Per ora la maggior parte dei video in circolazione sono di face swap”, scambio faccia, mettere il volto di un personaggio noto su un corpo che gli fa fare cose che non ha fatto. Un po' come quello che è stato fatto con Renzi nel ‘Fuorionda' di Striscia la notizia. Tecnicamente ancora imperfetto, anche se in molti ci sono cascati.&nbsp;Presto però non saranno più così imperfetti: “Ci sono diverse tecnologie in rapida evoluzione. C'è un <strong>trend</strong> che sta emergendo: siti a cui si possono inviare immagini o video, si chiede di modificare alcune parti, alcuni video, e dopo un paio di giorni di lavoro questi siti rimandano il video con le modifiche e dietro un piccolo pagamento te lo danno. C'è un <strong>mercato del deepfake</strong> che sta cominciando a raggiungere cifre importanti”.&nbsp;</p> <p>Patrini ha cominciato a lavorare ai deepfake dopo una formazione universitaria in apprendimento delle macchine e intelligenza artificiale. “Nel 2018 abbiamo fondato Deeptrace, ci siamo accorti che questi video avrebbero potuto avere un impatto enorme sulla società”. Il primo, più immediato, è che molti potrebbero essere portati a credere a cose che non sono mai successe. Ad attribuire a persone, non solo politici, cose che non hanno mai detto.</p> <h3>Il sospetto che ciò che vediamo in video non sia vero&nbsp;</h3> <p>Ma c'è una conseguenza più subdola. I deep fake potrebbero farci dubitare di tutto ciò che vediamo in video?&nbsp;“Sì, può succedere”, commenta Patrini. “In un caso è giù successo”. Patrini si riferisce al caso del presidente del Gabon, <strong>Ali Bongo</strong>. Sparito dalla circolazione per qualche mese, ha deciso di riapparire al suo popolo in video dopo che cominciavano a circolare voci sempre più insistenti sulla sua morte. Il video era autentico, ma molti ritenevano fosse un falso, un&nbsp;&nbsp;deepfake. "Il video, invece di stemperare le tensioni, ha infiammato le piazze. Con arresti, rivolte e polizia a sedare la sommossa. Abbiamo lavorato noi al caso del Gabon”, spiega Patrini. “È un caso singolare, che però racconta bene cosa potrebbe succedere se scompare la fiducia in quello che vediamo rappresentato in video”.</p> <p>Le persone potrebbero cominciare a dubitare istintivamente della realtà di un video? “In un certo senso è così'”. Sempre che consideriamo un video 'realtà'.&nbsp;Ora sappiamo che un video può essere artefatto, e con strumenti sempre più precisi e <strong>ingannevoli</strong>. Quindi tutto ciò che vediamo in video può essere falso.&nbsp;Come se ne esce? “I nostri sensi non bastano più. O meglio, non bastano più per come siamo abituati a usarli. Dovremmo affinarli, educarli, e imparare a capire quello che stiamo guardando”.</p> <p>I tre video citati all'inizio avevano come primo fattore comune quello di essere inverosimili. Improbabili. L'intelligenza artificiale legge i pixel e vede le anomalie di montaggio audio video. L'intelligenza umana però può cogliere immediatamente la stranezza di un fenomeno. E farsi delle domande prima di credere istintivamente a quello che ha visto.</p> <h3>L'antidoto, per ora</h3> <p>“Quando vediamo un video un po' troppo strano, dovremmo cominciare a controllare, stare più attenti”. Qualcosa che potremmo presto imparare a fare in automatico. Non fidarci troppo, controllare chi sia la fonte del video, cercare se è stato pubblicato da testate autorevoli, o commentato da giornalisti esperti del tema. “Noi ci occupiamo di scovare i deepfake, eppure sappiamo già che non ci sarà mai una tecnologia definitiva che possa porre fine al fenomeno”, conclude Patrini. Le uniche armi sono prestare attenzione, acuire l'intelligenza, educare i sensi. Se i deepfake dovessero riuscire a risvegliarci dal torpore con cui consultiamo&nbsp;i social e i video online, in futuro potrebbero addirittura avere anche un grande merito. Ma è solo la prospettiva più ottimistica.&nbsp;<br> <br> <a href="https://twitter.com/arcangeloroc">@arcangeloroc</a></p>

Evasione e corruzione non si vincono con le manette, dice Cantone
<p>La corruzione negli appalti pubblici riguarda soprattutto quelli espletati tramite bando, appena il 18% degli episodi monitorati tra il 2016 e il 2019 è&nbsp;frutto di assegnazioni senza gara. Lo scrive l'Anac nel rapporto sulla corruzione in Italia presentato nella sede della stampa estera dal&nbsp;presidente <strong>Raffaele Cantone</strong>.</p> <p>"Su 113 vicende corruttive inerenti l'assegnazione di appalti - solo 20 riguardavano affidamenti diretti (18%), nei quali l'esecutore viene scelto discrezionalmente dall'amministrazione. In tutti gli altri casi sono state espletate procedure di gara: ciò&nbsp;lascia presupporre l'esistenza di una certa raffinatezza criminale nell'adeguarsi alle modalità&nbsp;di scelta del contraente imposte dalla legge per le commesse di maggiore importo, evitando sistemi che in misura maggiore possono destare sospetti", si legge nel documento.</p> <blockquote> <p>"La corruzione, benché&nbsp;all'apparenza scomparsa dal dibattito pubblico, rappresenta un fenomeno radicato e persistente, verso il quale tenere costantemente alta l'attenzione. Al tempo stesso, occorre rilevare come la prevalenza degli appalti pubblici nelle dinamiche corruttive giustifichi la preoccupazione nei confronti di meccanismi di deregulation quali quelli di recente introdotti, verso i quali&nbsp;l'Anac&nbsp;ha già&nbsp;manifestato perplessità".&nbsp;</p> </blockquote> <h3>Tetto al contante</h3> <p>"Credo che il tetto al contante sia una scelta corretta ma ha poco a che vedere con la corruzione. Chi corrompe usa il contante a prescindere, ma certamente non lo fa in modo legale", ha detto Cantone. "Io credo che sia un periodo ciclico nel Paese, prima si guarda con attenzione ad un fenomeno e poi diminuisce, è&nbsp;successo anche per altri fenomeni illegali. Non credo questo sia imputabile ad una forza politica in particolare. Quando abbiamo portato all'attenzione il fatto del rischio con l'abbassamento di certe soglie di controlli negli appalti ci è&nbsp;stato risposto che ci sarà&nbsp;l'agente infiltrato ma fisiologicamente quello strumento non riuscirà&nbsp;ad essere ovunque".</p> <p>Aggiunge il presidente uscente dell'Anac, che la prossima settimana rientrerà in magistratura: "Non ho mai detto che in Mafia Capitale non c'era la mafia. Fui sentito su richiesta della difesa di Buzzi, che mi chiese se avevo mai trasmesso atti, ma noi non abbiamo come Anac gli strumenti per valutare se in un procedimento c'è&nbsp;la fattispecie di associazione mafiosa o meno". "L'impressione è che molte vicende mafiose che vedono coinvolti colletti bianchi - ha aggiunto - siano comunque cementate sul dato della corruzione. Le mafie hanno bisogno di creare consenso quindi hanno l'interesse a tenersi buono il potere piuttosto che intimidirlo".</p> <h3>Riflettori spenti</h3> <p>Per Cantone il tema corruzione è&nbsp;scomparso dai riflettori. "Io sono oggettivamente preoccupato &nbsp;dell'abbassamento di una serie di regole di cautela nel sistema di legge sugli appalti. Non so se sia frutto o meno di una diversa sensibilità, ma registro questo dato".</p> <p>Il rapporto dell'Autorità anti-corruzione ha preso in esame il triennio 2016-2019. "È giusto dare un segnale contro l'evasione, che è&nbsp;strettamente legata alla corruzione, che è&nbsp;un danno a tutti. Va bene inasprire le pene ma non è&nbsp;con le manette che si vince l'evasione, così&nbsp;come per la corruzione".</p> <p>Dal rapporto emerge un quadro che non è devastante, è&nbsp;preoccupante, ha detto il presidente, ma se si continua ad aggredire con la logica della prevenzione e della repressione si può&nbsp;ridimensionare.</p> <h3>Le nuove forme della corruzione</h3> <p>L'assegnazione di un posto di lavoro a un parente o un sodale, oppure di una consulenza reale o fittizia fino ad arrivare alla concessione di 'benefit' come viaggi, cene, ristrutturazioni edilizie. Ed anche, talvolta, il soddisfacimento della richiesta di prestazioni sessuali. La corruzione in Italia si dematerializza, alla vecchia tangente si sostituisce spesso il pagamento con beni o servizi, più&nbsp;difficilmente dimostrabile come reato per gli inquirenti.</p> <p>Dice ancora Cantone:&nbsp;"Il denaro continua a rappresentare il principale strumento dell'accordo illecito tanto da ricorrere nel 48% delle vicende esaminate, sovente per importi esigui (2.000-3.000 euro ma in alcuni casi anche 50-100 euro appena) e talvolta quale percentuale fissa sul valore degli appalti".</p> <p>Ma il resto degli episodi si consuma in altro modo. La 'ritirata' del contante è&nbsp;legata spesso alla "difficoltà&nbsp;di occultamento delle somme illecitamente percepite", così&nbsp;"si manifestano nuove e più&nbsp;pragmatiche forme di corruzione".</p> <p>Il posto di lavoro, spiega la relazione Anac, "si configura come la nuova frontiera del pactum sceleris, soprattutto al Sud l'assunzione di coniugi, congiunti o soggetti comunque legati al corrotto (non di rado da ragioni clientelari) è&nbsp;stata riscontrata nel 13% dei casi. A seguire, a testimonianza del sopravvento di più&nbsp;sofisticate modalità&nbsp;criminali, si colloca l'assegnazione di prestazioni professionali (11%), specialmente sotto forma di consulenze, spesso conferite a persone o realtà&nbsp;giuridiche riconducibili al corrotto o in ogni caso compiacenti".</p> <p>In un quinto del totale (21%) degli episodi documentati "oltre a ricorrenti benefit di diversa natura (benzina, pasti, pernotti) non mancano singolari ricompense di varia tipologia (ristrutturazioni edilizie, riparazioni, servizi di pulizia, trasporto mobili, lavori di falegnameria, giardinaggio, tinteggiatura) comprese talvolta le prestazioni sessuali".</p> <p>Spesso dunque le contropartite hanno un modesto controvalore, indicativo, annota Anac, "della facilità&nbsp;con cui viene talora svenduta la funzione pubblica ricoperta".</p> <h3>La corruzione in politica</h3> <p>Quarantasette politici indagati per corruzione, di cui 43 arrestati, nel triennio da agosto 2016 e agosto 2019. Tra loro 20 sindaci, 6 vicesindaci, 10 assessori - più&nbsp;altri 4 indagati a piede libero - e 7 consiglieri. Sono i numeri della corruzione in Italia relativi alla classe politica nell'ultimo triennio. Un fenomeno che in questo frangente riguarda in particolar modo gli enti locali. Dei 152 casi censiti infatti 63 hanno avuto luogo nei Comuni (41%), seguiti dalle società&nbsp;partecipate (24 casi, pari al 16%) e dalle Aziende sanitarie (16 casi, ovvero l'11%).</p> <blockquote> <p>"Fra agosto 2016 e agosto 2019 sono state 117 le ordinanze di custodia cautelare per corruzione spiccate dall'Autorità&nbsp;giudiziaria in Italia e correlate in qualche modo al settore degli appalti: esemplificando è&nbsp;possibile affermare che sono stati eseguiti arresti ogni 10 giorni circa. Si tratta in ogni caso di una approssimazione per difetto rispetto al totale. In linea con questa cadenza temporale sono anche i casi di corruzione emersi analizzando i provvedimenti della magistratura: 152, ovvero uno a settimana (solo a considerare quelli scoperti)".</p> </blockquote> <p>Rispetto alle fattispecie corruttive tipiche della Prima Repubblica - si legge nel testo della relazione - ancillare risulta invece il ruolo dell'organo politico. I numeri appaiono comunque tutt'altro che trascurabili". Il rapporto ricorda anche che "nel periodo in esame sono stati 207 i pubblici ufficiali/incaricati di pubblico servizio indagati per corruzione". Ma soprattutto "circa la metà&nbsp;dei soggetti coinvolti si configura come il vero dominus" con "46 dirigenti indagati, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti tra funzionari e dipendenti più&nbsp;11 responsabili unici del procedimento".</p> <p>Le forme di condizionamento dell'apparato pubblico "più&nbsp;estese e pervasive si registrano prevalentemente a livello locale (specie al Sud), secondo forme di penetrazione capillare nel tessuto sociale, economico-imprenditoriale, politico e istituzionale".</p>

A Roma Pd e Lega raccolgono firme per far dimettere la Raggi 
<p>È scontro a colpi di raccolte firme per le dimissioni di Virginia Raggi tra maggioranza e opposizioni in Campidoglio. Un refrain che prosegue il dibattito che si è&nbsp;riaperto la scorsa settimana con le opposizioni che chiedono una fine anticipata del mandato della sindaca M5s. E che sembra destinato a scandere i prossimi mesi nonostante si dovrebbe andare a votare per il Comune solo nella primavera/estate del 2021.</p> <p>Alla raccolta che la Lega organizzerà&nbsp;sabato in piazza San Giovanni durante la manifestazione 'Orgoglio italiano' ora sia aggiunge quella del Pd Roma, che da domani allestirà&nbsp;dei gazebo in giro per la città&nbsp;con moduli per sottoscrivere la richiesta che la Raggi passi la mano.</p> <p>Gli replica l'assessore capitolino al Personale Antonio De Santis, tra i componenti della giunta più&nbsp;vicini alla sindaca: "Oggi è&nbsp;tanto di moda raccogliere firme per riagguantare il potere. Forse sarebbe più&nbsp;utile raccogliere le idee e lanciare proposte. Ma tant'è, e allora che 'firmopoli' abbia inizio. Mancano venti mesi alle elezioni per il Campidoglio, ma si respira già&nbsp;un clima da campagna elettorale rovente, neanche le urne aprissero domani".&nbsp;</p>

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