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Valle dei Templi, uno dei Patrimoni più belli e preziosi dell'Umanità

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La Zona Archeologica di Agrigento si trova nella parte meridionale della Sicilia, in sud Italia.

L’UNESCO ha deciso di inserire l’area archeologica di Agrigento nel prestigioso elenco dei siti “Patrimonio Mondiale Dell'Umanità” perché: Agrigento rappresenta, ancora oggi, la cultura greca.
L’UNESCO, arriva a questa decisione nel 1997, considerando che è di particolare rilievo il complesso dei templi dorici presente ad Agrigento ed  è uno dei principali esempi non soltanto dell’arte, ma dell’intera cultura greca.
L'UNESCO ha tenuto in forte considerazione il fatto che Agrigento sia stata una delle più grandi città dell’area del Mediterraneo e che i suoi templi si siano conservati quasi intatti fino ai giorni nostri.

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Storicamente Akragas Agrigentum. Questo il nome dell’Agrigento di epoca greca che si è conservata in ottimo stato fino ai tempi nostri, come dimostra la Valle dei Templi.
I primi ad arrivare da queste parti
furono abitanti della città di Gela, originari delle isole greche di Creta e Rodi (581 a.c.).
Il periodo di massimo splendore di Siracusa coincide con quello della Magna Grecia ed in questo periodo Akragas Agrigentum si ricorda come uno dei centri più attivi che, in Sicilia, pare fosse
seconda solo a Siracusa.
Quanto alla sua bellezza, basta ricordare il poeta greco Pindaro che la definì “la più bella città dei mortali”.

 

Il tempio di Giunone, il Tempio della Concordia, il Tempio di Eracle, il Tempio di Zeus Olimpico, il Tempio di Castore e Polluce, il Tempio di Vulcano, il Tempio di Esculapio.
Sono sette i templi della mitica Valle di Agrigento e tutti in condizioni di conservazione
eccezionali.
A questi va aggiunta la Tomba di Terone, eretta per ricordare i caduti della seconda guerra punica.
Insomma, qui la storia è di casa ed Agrigento, all’interno del bacino del Mediterraneo, ne è stata il fulcro  per parecchi secoli.

 

L’area archeologica di Agrigento, con la sua Valle dei Templi, è la testimonianza più significativa della civiltà greca in Sicilia.
I Templi di quest’area, sorgono tra campagne di mandorli e fiori, quasi a voler essere incorniciati
in uno scenario che li rende immortali.
I Templi di stile dorico sono stati edificati a partire dal quinto secolo avanti Cristo con tufo calcareo trovato in loco. Ad essere meglio conservato (praticamente appare integro) è il Tempio
della Concordia che deve il suo nome ad una iscrizione latina trovata nei pressi del Tempio stesso.
Affascinanti anche i Templi di Eracle (Ercole) che è il più antico e quello di Zeus Olimpico
(Giove) con i suoi telamoni, enormi statue dalle sembianze umane.
Vi sono poi il Tempio di Giunone, di Castore e Polluce, di Vulcano e di Esculapio. Affascinante anche la posizione dei Templi, tutti rivolti verso Est in modo che la statua raffigurante la divinità all’interno del Tempio venisse irradiata dal sole che sorge la mattina.

 

La cattedrale di San Gerlando, in Agrigento, è nota, oltre che per la sua bellezza, anche per un particolare fenomeno detto “portavoce”. La tradizione vuole che dall’abside, la parte terminale della chiesa, complice il silenzio della cattedrale, si riesca a sentire ciò che viene bisbigliato all’ingresso.

 

La Valle dei Templi è aperta dalle 8.30 alle 19.00 tutti i giorni compresi domeniche e festivi.

info@valledeitempli.it

 

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Infetta la donna morta in Lombardia. Il contagio si allarga a Torino
<p>Mentre si registra il primo contagio a Torino, con altri 15 casi sospetti in Piemonte, la donna morta in casa a Casalpusterlengo risulta&nbsp;la seconda vittima italiana infetta da&nbsp;<strong>coronavirus</strong>. Questo il risultato del test postmortem, sebbene non sia chiaro se sia stata l'infezione a causare il decesso, dovuto a un infarto. L'anziana era la madre di un amico del trentottenne di Codogno, primo contagiato in Lombardia. I contagi totali nella Regione sono 41 e avrebbero avuti tutto contatti con il pronto soccorso di Codogno, compresi i due ricoverati a Piacenza, provenienti dal focolaio lombardo.</p> <p>La prima vittima del coronavirus in Italia, invece, seconda in Europa dopo il turista cinese morto in Francia, è uno dei due anziani risultati positivi in Veneto a Vo' Euganeo. L'uomo aveva 78 anni ed è deceduto nell'ospedale di Monselice.&nbsp;</p> <p>Il presidente del Veneto,<strong> Luca&nbsp;Zaia</strong>, ha parlato di 12 contagi in Veneto, compreso il defunto. Un residente di Mira è in gravi condizioni. Sono in corso controlli sulla piccola comunità cinese di Vo' Euganeo: alcuni suoi membri frequentavano lo stesso bar dei due anziani contagiati.&nbsp;Buone notizie, invece, dallo <strong>Spallanzani </strong>dove migliorano le condizioni dei ricoverati.&nbsp;</p> <p>Il primo dei contagiati, il&nbsp;38enne di <strong>Codogno</strong>, ​resta in prognosi riservata&nbsp;e le sue condizioni sarebbero gravi. Tra gli altri infettati anche sua moglie incinta di 8 mesi e cinque operatori sanitari. Il presunto 'paziente zero', che avrebbe diffuso il contagio, è&nbsp;risultato negativo al test.</p> <p>I Comuni interessati sono isolati. Scuole e uffici rimangono chiusi e gli abitanti sono invitati a restare a casa. I treni hanno smesso di fermarsi nelle stazioni di Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione d'Adda.&nbsp;</p> <p>"Siamo al lavoro senza sosta per reagire con la massima compattezza a questa emergenza", scrive su Facebook il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rivolgendo un pensiero ai parenti delle vittime. Alle 18 è 30 inizia&nbsp;un Consiglio dei Ministri d'emergenza presso la sede della Protezione Civile.</p>

Vivere barricati in casa a Codogno in attesa che il virus passi. Storia di Anna
<p>Il silenzio, le strade deserte, i negozi chiusi, le ore che passano in una lunga attesa. <strong>Codogno</strong>, 16 mila abitanti, centro nevralgico nel <strong>Lodigiano</strong> (sono molti i pendolari per i collegamenti con Milano) è&nbsp;da venerdì una città&nbsp;chiusa, ferma, dopo che <a href="https://www.agi.it/cronaca/news/2020-02-21/coronavirus-contagio-codogno-7150558/">la notizia del focolaio</a> di <strong>coronavirus</strong> ha sconvolto la vita di un classico centro lombardo, piccolo e operoso. Dove tutti sono invitati a stare chiusi in casa. "Non avrei mai pensato di vivere questa esperienza, di dover restare a casa senza uscire. È&nbsp;difficile, ieri era il primo giorno e lo vivi un po' così, oggi inizi a riflettere".</p> <p>A parlare all'AGI è&nbsp;Anna, che da ieri non esce di casa, e che racconta dal posto come si vive in un <a href="https://www.agi.it/cronaca/news/2020-02-21/codogno-coronavirus-7160341/">Paese di fatto in quarantena</a>. "Non conoscevo l'uomo risultato positivo né&nbsp;i suoi contatti - spiega - ma certo nel paese c'è&nbsp;paura. Abbiamo sentito la notizia ieri mattina, poi sono arrivate l'ordinanza comunale e quella regionale, che hanno chiuso le attività&nbsp;commerciali e le scuole, e chiesto alla popolazione di rimanere a casa, cosa che stanno facendo tutti".</p> <p>Il clima è&nbsp;spettrale: "Sono pochissime le auto in circolazione, e i negozi sono tutti chiusi ad eccezione di alcuni supermercati e delle farmacie. Non si esce se non è&nbsp;proprio indispensabile, per fare la spesa. Ci hanno detto che i dipendenti dei supermercati vengono controllati. Nessun assembramento è&nbsp;permesso, anche i funerali si fanno solo con il sacerdote e massimo quattro parenti".</p> <p>Le assenze dal lavoro, racconta, "vengono giustificate dall'ordinanza ministeriale, che ha valore di certificato medico, mentre per i lavoratori autonomi ovviamente è un problema, penso che si interverrà&nbsp;con fondi ad hoc". E così&nbsp;le ore in casa passano nella noia, ma anche nella paura del nemico invisibile ma aggressivo.</p> <p>"Certo che ci penso, è&nbsp;normale. È un pensiero irrazionale ma c'è. Non conosciamo l'inizio di questa storia e purtroppo non ne conosciamo la fine, di sicuro dobbiamo stare 14 giorni a casa e poi si vedrà. Di certo abbiamo molto, troppo tempo per riflettere e la preoccupazione del contagio ce l'hanno tutti. L'unica cosa è&nbsp;attenersi alle indicazioni, stare a casa e chiamare i medici se qualcosa non va".</p> <p>Tra le riflessioni di queste ore, Anna sottolinea anche che "la cosa si allargherà&nbsp;anche ad altri Comuni, secondo me questa è solo la punta dell'iceberg". Ed è&nbsp;solo il giorno 2.&nbsp;</p>

 Burioni: "I casi di coronavirus in Italia aumenteranno"
<p>"Il vertiginoso aumento del numero di casi confermati in Italia non deve lasciarci spiazzati. È anche l'effetto delle misure messe in atto per contrastare il virus. Nelle prossime ore è&nbsp;inevitabile che il numero dei soggetti trovati positivi al nuovo coronavirus aumenterà". Lo afferma il virologo <strong>Roberto Burioni</strong>, sul suo sito Medical Facts. "Perché diciamo questo? Per due ordini di motivi - spiega Burioni - il primo è&nbsp;che ormai sappiamo quanto SARS-CoV-2 sia infettivo. Sappiamo inoltre anche quanto sia subdola ed efficiente la modalità di contagio, che avviene quando chi ha già l'infezione non manifesta sintomi evidenti".</p> <p>&nbsp;"C'è&nbsp;un altro motivo, però. Il principale. Se qualcosa non si cerca - prosegue il virologo - non si trova. Se qualcosa si cerca, si trova. I casi saranno identificati come effetto delle nuove misure di contenimento dell'epidemia nel nostro Paese. Tracciare i contatti di chi è&nbsp;già positivo, infatti, avrà come inevitabile conseguenza il fatto di trovarne degli altri ma, allo stesso tempo, permetterà di proteggere un numero esponenzialmente più&nbsp;altro di nostri concittadini (di noi stessi!) dal rischio del contagio. Conoscere la situazione, agendo, ci permetterà di mettere a punto misure sempre più efficaci. Allo stesso tempo, ci permetterà ancora meglio di conoscere le caratteristiche del virus e della sua infezione nella nostra realtà. Dunque niente panico, niente polemiche ma consapevolezza piena di quanto sta accadendo. Ognuno di noi può, con i propri comportamenti responsabili, farà da barriera alla diffusione del virus. Facciamolo e basta, senza esitazioni".&nbsp;</p>

Primo contagio da coronavirus a Torino
<p>Un caso accertato a Torino e altri quindici sospetti nel resto del Piemonte, per i quali si aspetta il responso del tampone. Il contagiato è&nbsp;un 40enne ricoverato all'ospedale Amedeo di Savoia. L'uomo ha un po' di febbre, ma la sue condizioni sarebbero buone. L'uomo è&nbsp;venuto in contatto con le persone contagiate in Lombardia. Nei confronti dei suoi familiari e dei medici che lo hanno soccorso sono state applicate le misure di prevenzione previste.</p>

Sono 12 i casi di coronavirus in Veneto
<p>Al momento si contano 12 casi di infezioni da&nbsp;<a href="https://www.agi.it/cronaca/news/2020-02-21/coronavirus-contagio-codogno-7150558/">coronavirus</a>&nbsp;in Veneto (considerando anche la persona deceduta nella notte). A dirlo è&nbsp;il&nbsp;governatore&nbsp;del Veneto Luca&nbsp;<span>Zaia</span>&nbsp;a conclusione di una riunione operativa che si è tenuta a&nbsp;<span>Marghera</span>&nbsp;(Venezia). Le indagini hanno confermato che esiste una&nbsp;comunità&nbsp;cinese che frequentava il bar di Vo'&nbsp;Euganeo, lo stesso bar frequentato dai primi due contagiati. Nei confronti di nove di loro si è proceduto con un test e con il ricovero nel reparto di Malattie infettive.</p> <p>"Il cittadino di Mira (risultato positivo questa mattina al&nbsp;<span>coronavirus</span>, ndr) che è&nbsp;stato trasferito in terapia intensiva a Padova è&nbsp;in condizioni di salute che ci preoccupano", ha aggiunto&nbsp;Zaia.</p> <p>La prossima settimana la università&nbsp;del Veneto resteranno chiuse, ha annunciato: "Rispetto a chiusure di strade e confinamenti, ne abbiamo parlato questa mattina e stiamo elaborando delle linee guida in maniera tale che ci sia un approccio uniforme, anche perché&nbsp;non sappiamo nei prossimi giorni quale sarà&nbsp;l'evoluzione. Nel frattempo i rettori di tutte le università&nbsp;del Veneto comunicano che la prossima settimana le università&nbsp;saranno chiuse. Quindi non ci saranno lezioni e gli esami verranno spostati di una settimana"</p> <h3>A rischio il carnevale di Venezia?</h3> <p>"Per quanto riguarda le manifestazioni, molte delle quali vietate, si è&nbsp;discusso del carnevale di Venezia: lo stiamo decidendo. Io chiedo che il tema sia affrontato con linea guida universali altrimenti è&nbsp;inutile", ha aggiunto&nbsp;<span>Zaia</span>, "al momento non ci sono indicazioni,&nbsp;le uniche indicazioni rispetto agli eventi collettivi oggi ce le abbiamo su Vo' Euganeo e&nbsp;<span>Schiavonia</span>".</p> <p>"Mi ha chiamato anche il Capo dello Stato chiedendo informazioni rispetto a condizioni del Veneto e parlato a lungo con lui. In queste ore ho sentito anche il ministro Speranza, il presidente del Consiglio Conte e praticamente mezzo governo. Noi abbiamo chiesto che l'approccio debba essere uniforme su tutto il territorio nazionale per garantire la salute ai cittadini e che vengano adottate delle linee guida uniformi", ha aggiunto il presidente del Veneto.&nbsp;</p>

La rivolta delle perpetue d'Italia: "Non siamo solo colf"
<p>Basta con quel nomignolo che l'avrà pure immaginato per primo il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Perpetua_(personaggio)">Manzoni,</a> ma ora dà solo fastidio. Le perpetue d'Italia - ce ne sono tante - ora rivendicano un altro nome, un altro ruolo, un'altra immagine. "Noi di perpetue non ne vogliamo sentir parlare", ha dichiarato la loro leader, <strong>Brunella Campedelli</strong>, che è&nbsp;presidente nazionale dell'<strong>Associazione collaboratori familiari del clero</strong>. A indisporre, al di là&nbsp;del nome, l'aggettivazione che di solito ne consegue: serve, innanzitutto, magari sagge e concrete ma in fondo gregarie, infinitamente pettegole, donne non sposate, dai quarant'anni in su, che favoleggiano di matrimoni rifiutati. Bruttine stagionate che non hanno trovato di meglio nella vita, secondo una vulgata molto volgare.</p> <p>Uno degli scopi dell'Associazione è&nbsp;venir fuori dalla commedia, restituire a coloro che vivono con i sacerdoti o che li aiutano a svolgere il proprio ruolo, tutta la loro complessità. "L'associazione racconta Brunella Campedelli al mensile al femminile vaticano, "Donna Chiesa Mondo" è&nbsp;nata negli anni '80 dall'intuizione di un sacerdote. Pensava alla formazione delle persone che assistono il clero, che vivono con i sacerdoti. A quei tempi molti sacerdoti avevano accanto soprattutto i familiari, i genitori".</p> <p>Oggi "ci sono molti sacerdoti giovani che non amano che la famiglia viva con loro, così&nbsp;l'associazione raggruppa consanguinei, genitori, ma anche familiari di spirito. I corsi di formazione che promuoviamo hanno come tema il cambiamento da portare ai sacerdoti, il nostro ruolo di persone che permettono ai sacerdoti di creare un senso di familiarità. Lo sforzo di creare più&nbsp;visibilità&nbsp;per questo ruolo presso la comunità. La necessità&nbsp;di prendersi del tempo per capire che chi deve vivere in intimità con il sacerdote deve avere qualcosa in più, una dimensione spirituale. I corsi sono frequentati soprattutto da donne, ragazze, qualche papà, ma anche alcuni collaboratori uomini". E chiamarli, questi ultimi, perpetui è&nbsp;veramente pretendere troppo.</p> <p>La verità è che i tempi sono cambiati, le funzioni pure. Non si tratta di far trovare una cena calda e un letto rifatto, ma di permettere al sacerdote "di sperimentare un clima di famiglia nella quotidianità&nbsp;della sua vita e del suo ministero; quel clima di famiglia che lo dispone a essere strumento di comunione dentro la comunità". Ma anche di dare una nuova importanza al mondo dei laici che attorno alle parrocchie vivono e operano: "preparare collaboratori e collaboratrici, segretari e segretarie parrocchiali, collaboratori nelle funzioni amministrative".</p> <p>"Io non sono una collaboratrice domestica o una governante, aiuto il sacerdote in ufficio, e per prima cosa, ogni mattina, seguo la gestione della scuola dell'infanzia", spiega Campedelli, "Il sacerdote che mi ha indirizzato su questo cammino ha avuto un tumore ed è&nbsp;morto in nove mesi. Lui in ospedale e io "in ufficio", con l'aiuto di altri sacerdoti non l'ho mai abbandonato". Insomma, una vera e propria "seconda vocazione, la prima resta quella di moglie e madre e la mia famiglia l'ho sempre sentita accanto". Altro che zitella bruttina ed invecchiata, che favoleggia di pretendenti respinti. Chissà&nbsp;che direbbe Manzoni.</p>

Fontana: sono 39 le persone infettate in Lombardia
<p>"Complessivamente il numero di persone infettate nel nostro territorio è&nbsp;di 39". Lo ha detto il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, nel corso di una conferenza stampa.&nbsp;La zona dove "si sono verificate le altre infezioni sono tutte riferibili all'origine del territorio in cui si è&nbsp;verificata la prima infezione", ovvero nel Lodigiano, ha aggiunto Fontana,&nbsp;specificando che, nel corso del videocollegamento con il governo "abbiamo concordato una serie di proposte trasferite al governo che ora si è&nbsp;ritirato ed entro poche ore dovrebbe comunicarci le sue intenzioni".</p> <p>L'assessore al Welfare Giulio Gallera ha confermato poi che la donna di 77 anni morta a Codogno in casa propria è&nbsp;risultata positiva al test sul coronavirus ed è quindi la prima vittima in Lombardia dell'infezione. "Aveva una serie di patologie - ha detto - post mortem è stato fatto un tampone ed è&nbsp;risultata positiva. Non possiamo dire se è&nbsp;morta a causa del coronavirus e il nesso di casualità". L'anziana è la madre di un amico del 38enne di Codogno, ora al San Matteo di Pavia, che sarebbe il primo caso del coronavirus in Lombardia. Stando a fonti vicine alla famiglia, la donna sarebbe morta di infarto, forse collegato a una debilitazione dovuta al virus.</p> <p>"Abbiamo la conferma che l'area del Basso Lodigiano è&nbsp;oggi un centro di un focolaio, possiamo dirlo in maniera certa", ha detto ancora&nbsp;Gallera, secondo il quale il focolaio si configura in quanto "tutte situazioni di positività&nbsp;hanno avuto contatti con il pronto soccorso dell'ospedale di Codogno, dove il primo paziente, il 38enne ricoverato per primo, si è&nbsp;recato per la prima volta il 18 febbraio".&nbsp;</p>

Auto contro un albero, quattro morti nel Pescarese
<p>Quattro persone sono morte in un incidente stradale avvenuto la scorsa notte a Moscufo, in provincia di Pescara. Erano a bordo di un'auto che si è schiantata contro un albero. Le vittime sono il conducente, Adriano Sborgia, 34 anni, di Moscufo; Maurizio D'Agostino, 50 anni, di Pescara; Fabrizio e Simone Cerretani, padre e figlio di 54 e 24 anni, originari di Spoltore.</p> <p>L'incidente si è verificato in contrada Pischiarano. L'Audi A5 su cui viaggiavano stava percorrendo la strada provinciale 59 quando, per cause in corso di accertamento, è uscita fuori strada e ha terminato la sua corsa contro un albero. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, ma per i quattro non c'è stato nulla da fare. Intervenuti anche vigili del fuoco e carabinieri.</p>

Coronavirus: Oms, preoccupa l'aumento dei casi non legati alla Cina
<p>L'aumento dei casi di contagio da nuovo coronavirus al di fuori della Cina è&nbsp;diventato motivo di preoccupazione per l'Oms: lo ha ripetuto il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità&nbsp;(OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel suo giornaliero briefing con la stampa.<br> "Anche se il numero totale di casi al di fuori della Cina rimane relativamente piccolo, siamo preoccupati per il numero di casi senza un chiaro collegamento epidemiologico, come la storia di un viaggio in Cina o il contatto con un caso confermato". L'Oms&nbsp;è&nbsp;anche preoccupata per l'aumento dei casi in Iran, Corea del Sud e Italia e "per come il virus si stia ora diffondendo in altre parti del mondo". Il direttore generale dell'agenzia Onu ha ribadito che c'è&nbsp;ancora una possibilità di contenere il virus, ma - ha ribadito - "la finestra di opportunità&nbsp;si sta restringendo".</p>

Il Papa ha dichiarato martire il gesuita che ispirò monsignor Romero
<p>Papa Francesco ha dichiarato martire <strong>Rutilio Grande Garcia</strong>, un gesuita ucciso dagli squadroni della morte in Salvador alla fine degli anni '70, la cui testimonianza ispirò l'azione del cardinal Romero.&nbsp;Un comunicato del Vaticano informa che il pontefice ha ricevuto ieri&nbsp;il cardinal <strong>Angelo Becciu</strong>, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, ed ha autorizzato il decreto riguardante il riconoscimento del "martirio dei servi di Dio Rutilio Grande García, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, e 2 compagni, Laici, uccisi in <strong>El Salvador,</strong> in odio alla Fede, il 12 marzo 1977". Il cardinale Oscar Arnulfo Romero venne a sua volta ucciso in Salvador il 24 marzo del 1980 mentre celebrava la messa. Papa Francesco lo ha proclamato santo nel 2018.</p> <p>Rutilio Grande era nato nel 1928 in una famiglia di umili condizioni nella cittadina di El Paisnal in Salvador. Entrato diciassettenne nella Compagnia di Gesù, fu ordinato sacerdote nel 1959. Tornato nel 1965 da uno stage di studi all'estero, fu destinato al seminario di san Salvador come direttore dei progetti di azione sociale. Per nove anni educò i seminaristi alla convivenza con i poveri e alla condivisione delle loro lotte e delle loro attese, testimoniando così una chiesa che custodisce e ridesta negli oppressi il senso della loro dignità e dei loro diritti come figli di Dio.</p> <p>Lasciato l'incarico in seminario, assunse la cura pastorale di Aguilares, una cittadina vicino al suo paese natale, dove fu sua cura insegnare a leggere la realtà alla luce della Parola di Dio. Il 13 febbraio 1977, durante una sua predica, aveva detto: “Sono convinto che presto la Bibbia e il Vangelo non potranno più attraversare i nostri confini. Ci lasceranno solo le copertine, perché ogni loro pagina è sovversiva. E credo che lo stesso Gesù, se volesse attraversare il confine di Chalatenango, non lo lascerebbero entrare. Accuserebbero l'Uomo-Dio, il prototipo dell'uomo, di essere un sobillatore, uno straniero ebreo, che confonde il popolo con idee strane ed esotiche contro la democrazia, cioè contro la minoranza dei ricchi, il clan dei Caini. Fratelli, senza dubbio, lo inchioderebbero nuovamente alla croce. E Dio mi proibisce di essere anch'io uno dei crocifissori”.</p> <p>Erano parole pericolose e non passarono inosservate. Il 12 marzo 1977, mentre si recava a celebrare l'Eucaristia, spararono a lui e ad altri due contadini che l'accompagnavano: Manuel Solórzano, di settantanni, e Nelson Rutilio Lemus, di sedici. <strong>Monsignor Romero</strong> ricorderà che il martirio di padre Rutilio segnò la sua “conversione” alla causa del popolo salvadoregno.</p>

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